lunedì 5 marzo 2012

Avventura nei Fiordi Occidentali

Rusting away in the fog

Si potrà pensare che accompagnare un viaggio organizzato si riduca ad una mera ripetizione di gesti già fatti altre mille volte. Non è così, grazie alla complicità dei viaggiatori, e ogni viaggio regala esperienze sempre nuove.
Eccone una.
Estate 2011. Viaggio nei Fiordi Occidentali d'Islanda. Siamo a Djúpavík, praticamente le colonne d'Ercole del genere umano. Djúpavík, in inverno, conta 2 (due) abitanti, qualche decina in estate. Una manciata di casette di legno e i ruderi dei vecchi stabilimenti di lavorazione dell'aringa. Un relitto di nave, che a noi pare enorme, crivellato dall'erosione, si erge severo, incagliato sulla battigia. Detta così parrebbe un luogo da da "Day after" post industriale, in realtà Djúpavík sprigiona una fascino primordiale di rara intensità.
Sappiamo che a Djúpavík si nasconde una delle sorgenti calde più improbabili d'Islanda, pochi metri cubi di acqua bollente nascosti fra le rocce. Per raggiungerla disponiamo solo di coordinate GPS prese da chissà chi, chissà come, chissà quando. La sorgente potrebbe trovarsi in un raggio di chilometri dal punto indicato dallo strumento. Alle 23.30, forse più tardi, con uno sparuto gruppo di viaggiatori amanti della notte, decidiamo di partire per l'esplorazione notturna. Probabilità di riuscire nell'impresa praticamente nulle, tutti consapevoli. E' una notte di burrasca e di fitte nubi basse. Buio assoluto, un Land Rover e un GPS.
Partiamo avendo l'obiettivo di avvicinarci il più possibile al punto luminoso sullo schermo del GPS, in macchina finché si riesce, poi a piedi. Dopo un'ora abbondante di auto e vari tentativi su tracce inutili decidiamo di parcheggiare e di proseguire a piedi. Perplessità. Siamo molto lontani dal punto indicato sul display e...al massimo livello di zoom appare chiaro che il punto si trova in acqua, cioè nell'oceano. O sono imprecise le coordinate del punto, o è imprecisa la mappa, probabilmente entrambe le cose, in ogni caso la ricerca appare impossibile. Ci avviciniamo alla costa, nel punto più vicino alla meta, almeno per come viene indicata sul monitor. Nessuna possibilità di trovare la sorgente aiutandosi con la vista. Buio pesto e...tempesta. Uno scoglio lungo lungo un centinaio di metri è disposto parallelamente alla costa sabbiosa su cui ci troviamo. Forse riusciamo a salire sulla roccia, così, tanto per fare finta di non arrenderci, per respirare un po' di aria di burrasca, tanto è chiaro che siamo stati sconfitti. Nell'accostarci allo scoglio, come avviene normalmente in riva a qualsiasi mare, qualcuno tocca l'acqua con la punta delle dita e...sorpresa. E' tiepida.
"Ehi!" "E' qui!" "Dev'essere qui intorno!" Parte la ricerca frenetica di un segnale, anche minimo. La sorgente non può essere nella sabbia, ci vuole roccia affinché l'acqua sia contenuta da qualcosa, l'unica immagine disponibile della sorgente ritrae una pozza di acqua calda nella roccia. Ma l'unico oggetto roccioso è lo scoglio su cui ci stiamo arrampicando. Uno scoglio in mezzo all'oceano, come fa l'acqua calda ad arrivare fin lì, come fa a sgorgare sopra il livello dell'oceano? Cercheremo le risposte domani. L'acqua tiepida è lì ai piedi dello scoglio, la sorgente deve essere "sugli" scogli flagellati dalla tempesta.
Ed è così.
Camminando a pochi metri dall'acqua, confuso fra gli spruzzi delle onde che si frangono intravediamo una sorta di nuvola lattiginosa che si libera dalla roccia, sembra vapore.
Ancora pochi passi e davanti a noi si apre una conca di pochi metri quadrati piena di acqua bollente, ma soprattutto contenente un uomo, nudo, dalla carnagione talmente chiara da apparire luminoso. Inquietante. Cosa ci fa un uomo solo a mollo in una pozza di acqua calda, a pochi metri dalla mareggiata, a decine di chilometri dall'ultimo avamposto umano, alle due di notte? Si starà chiedendo la stessa cosa di noi stranieri. Altre domande a cui è inutile cercare di rispondere. Ci spogliamo, nudi come lui e come usa in Islanda e ci caliamo in quelle acque roventi. Ognuno ostenta serenità, si sorride, ma quella situazione è assolutamente surreale, per tutti. A ben vedere il pericolo è tangibile. Siamo a pochi metri dall'oceano, se alzi la testa ti arrivano in faccia gli spruzzi salati delle onde.
Inizia la conversazione con il corpo immerso accanto a noi. E' un ragazzo di poco più di trent'anni, fa il pescatore stagionale a Djúpavík. Per lui era una serata come tante altre nei Fiordi Occidentali, una pozza calda al posto del letto. Facile. Ma è anche l'unica della sua vita in cui ha dovuto condividere quelle acque e quel luogo segreto con stranieri. Sarà il cavallo di battaglia della sua conversazione fra colleghi, domani, mentre sfiletta l'haddock sulla sua barca.
Anche noi ci racconteremo la notte di Djupavik chissà quante volte.
Torneremo a  Djúpavík nel viaggio in partenza il prossimo 19 luglio.
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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao, sono stata con voi nei Fiordi occidentali nel 2013.
Ancora ricordo quel viaggio come uno dei più belli della mia vita.
Tutto oltre le aspettative. Luoghi, organizzazione, esperienze.
Che meraviglia.
A presto
Francesca

90° EST ha detto...

Ciao Francesca! Che bella sorpresa. Grazie!
Quel bagno caldissimo nella sorgente calda di Gjogur...:) Che ridere...
Un abbraccio
Paolo (e Ingo e Cosimo)