domenica 16 dicembre 2012

L'enigma di Flatey


Conosciamo bene Flatey. E’ una minuscola isola (2 km X 1 km) nel mezzo del Breiðafjörður, il vasto golfo compreso fra la penisola dei Fiordi Occidentali in Islanda e la Penisola di Snæfellsnes. A Flatey ferma il traghetto che ad ogni estate ci conduce da Stykkishólmur a Brjánslækur durante il trasferimento da Reykjavík ai Fiordi dell’Ovest. Per un viaggiatore che è appena sbarcato in Islanda quella traversata è un tuffo in un mondo sconosciuto. Una nave popolata di volti sorridenti, che si esprimono in un idioma misterioso, ma incredibilmente musicale, capelli biondissimi, praticamente bianchi, una quantità di bambini dai vestiti multicolori, berretti da folletti, madri-sorelle, e poi vassoi colmi di pietanze ignote, strani cornetti fritti, strisce di qualcosa che assomiglia all’eternit, ma che emana odore di pesce.
Tutti sorridono e ti guardano immaginando il tuo processore mentale - tu straniero che ti aggiri per le sale alla ricerca di un dettaglio che ancori i tuoi pensieri ad un’immagine nota - che frulla a mille per capire, per contestualizzare, per trovare l’orientamento. E’ un po’ come alla visita di leva, per te che sei in Islanda da poche ore. Nessuna anticamera, direttamente nel cuore di un nuovo mondo di cui ignoravi l’esistenza. Il traghetto Baldur, sempre lui, fa avanti e indietro da Stykkishólmur a Brjánslækur, tutti i giorni, tutti i giorni solcando quelle acque gelide cercando la rotta fra le migliaia di scogli e isole del Breiðafjörður. Apparentemente, sulla sponda del golfo verso cui siamo diretti, non c’è niente, solo montagne che da qui sono nere e scoscese. L’ignoto deve essere più o meno questo. Dove andranno tutte queste persone? Non ti resta che osservare, approfittando della cordialità e della pace che, comunque, questa moltitudine aliena emana, non ti resta che fidarti di chi ti sta accompagnando. Guardi la cartina in compagnia della tua guida. Pensi che fissando un punto sulla mappa sia tutto finalmente chiaro. Non aiuta per niente. E’ la conferma ai tuoi timori. Sei in mezzo al nulla in un braccio d’oceano su una mappa che non ha alcun senso, non un nome familiare, non una linea di costa riconoscibile. Caccia al tesoro, a mosca cieca. Da uno scaffale occhieggiano volumi. Scripta manent. Storie e leggende, strani personaggi, potrebbero essere il fratello della befana e la cognata di Santa Lucia, ti guardano sorridenti dalle copertine anni ‘70. Chi diavolo sono...e dov'è la civiltà, dove sono i villaggi in cui queste creature fantastiche risiedono popolando le fantasie e le storie della sera di ipotetici abitanti?
Sorriderai di quella traversata, al tuo ritorno dal mondo dei Fiordi Occidentali.

L’enigma di Flatey*
Viktor Arnar Ingólfsson
Iperborea, 2012.

* E’ un bel libro, appena pubblicato da Iperborea. Un giallo molto interessante e molto islandese. Profuma di mare e di torba.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Che bello questo blog.
Complimenti
Laura

Anonimo ha detto...

bello