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Una sera a Kirkjubøur
Isole Faroe: Hestur e Koltur
Qual è il senso di un viaggio organizzato? Secondo 90° EST organizzare un viaggio è offrire situazioni e attività che un viaggiatore non potrebbe reggiungere da solo, predisporre gli ingredienti per un'esperienza di viaggio superiore, per contenuti culturali, gratificazione e rapporto con l'identità della destinazione, rispetto ad un viaggio in autonomia.
Un esempio ci è offerto dal viaggio alle Isole Faroe.
L'arcipelago è composto da 18 isole maggiori, si fa per dire...molte sono isole davvero piccole, di cui 17 abitate stabilmente. Alcune sono collegate fra loro per mezzo di ponti e tunnel, altre con servizi pubblici di navigazione, altre solo con imbarcazioni private o con l'elicottero. Inutile dire che quelle più isolate sono estremamente interessanti: ambiente incontaminato, comunità locali non avvezze ad un rapporto stabile con i turisti, elementi paesaggistici straordinari ma sconosciuti al grande pubblico proprio a causa dell'isolamento.
Hestur e Koltur, per esempio, sono due delle isole più difficili da raggiungere. Un servizio di linea collega il villaggio su Hestur con Streymoy, l'isola maggiore, ma nessun turista si spinge fin qui. Quindici case adagiate sulla costa nord orientale dell'isola, senza alberghi, bar, musei, nessuna strada che possa permettere di raggiungere altri settori dell'isola. Il versante opposto, quello sud occidentale, presenta alcune delle grotte più grandi e profonde dell'intero arcipelago, scogliere altissime popolate da un numero incalcolabile di uccelli. Un paradiso per chi è sensibile a questi elementi ma totalmente inaccessibile in assenza di una barca privata e di personale che sappia navigare in quelle acque e in quelle grotte, che conosca i passaggi per accedere a quelle scogliere.
Koltur, se possibile, è ancora più isolata. Una sola fattoria, nessun servizio pubblico di collegamento con le altre isole, il villaggio storico più bello e meglio conservato di tutto l'arcipelago. Koltur rappresenta la prima immagine che si imprime nella memoria di ogni viaggiatore che raggiunga le Faroe perché, dall'aeroporto verso la capitale Tórshavn, è la prima isola che si riconosce ed ha una morfologia aspra e inconfondibile. Evoca un'idea ancestrale di luogo isolato e umanamente inaccessibile.
La storia della fattoria di Koltur e della sua isola, un granello di sabbia nella storia dell'uomo, è uno scrigno fantastico di suggestioni e dettagli per chi si avvicina con curiosità alle vicende di questo arcipelago e del suo popolo ma...se non hai una barca e qualcuno che conosca chi a Koltur vive...quest'isola resta un profilo nero e silenzioso nell'oceano.
Durante il nostro viaggio alle Isole Faroe, grazie alla preziosa collaborazione con fantastici ragazzi locali, trascorriamo un'intera giornata fra Hestur e Koltur. Navighiamo all'interno delle grotte e camminiamo alla base delle falesie di Hestur, chi vuole può immergersi nelle acque dell'oceano all'interno delle grotte, andare in kayak fra Streymoy e Hestur. Su Koltur - ospiti della fattoria - visitiamo l'isola e ceniamo nel villaggio storico con un super cuoco tutto per noi. Organizzazione, personale, attrezzatura, imbarcazioni e servizi per questa giornata sono accessibili sono per un gruppo. Noi crediamo che queste siano le esperienze che caratterizzano e valorizzano un viaggio organizzato e questa è la nostra proposta per le Isole Faroe.
Due immagini invernali dell'isola di Koltur
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La caccia ai globicefali alle Isole Faroe
90° EST organizza viaggi e attività alle Isole Faroe.
L'arcipelago è da anni al centro di polemiche e varie forme di protesta a causa della caccia ad una specie di cetacei, il globicefalo.
L'arcipelago è da anni al centro di polemiche e varie forme di protesta a causa della caccia ad una specie di cetacei, il globicefalo.
Numerosi viaggiatori ci segnalano il loro disagio di fronte a questa pratica e la loro ostilità verso la popolazione delle Isole Faroe.
I Faroesi sono davvero barbari assassini, insensibili verso l'ambiente e irrispettosi della vita?
Conosciamo bene i Faroesi e la nostra risposta è no. Quando abbiamo iniziato a frequentare le Isole Faroe, qualche anno fa, eravamo animati dallo stesso pregiudizio, poi, come spesso accade, la conoscenza e il dialogo ci hanno posti di fronte a domande nuove e nuove consapevolezze.
Quando i primi coloni hanno raggiunto le Isole, probabilmente intorno a V secolo dopo Cristo, hanno trovato un territorio di straordinaria bellezza in cui, però, le uniche forme di sostentamento arrivavano dal mare. Troppo ostile il clima per poter contare stabilmente su prodotti dell'agricoltura, troppo esiguo lo spazio per allevare bestiame a sufficienza per tutti. Il mare, sebbene pericoloso, rappresentava l'unica fonte certa di cibo. Così i Faroesi hanno iniziato a cacciare i globicefali, esattamente come nel resto d'Europa si cacciavano altre specie animali terrestri. Pesce e globicefali, per secoli, hanno rappresentato quindi un'importante e indispensabile fonte di cibo, quella che ha permesso a questo popolo di sopravvivere sulle Isole, di mantenere la propria, interessantissima cultura, la propria lingua e le proprie tradizioni. Se oggi esiste un popolo autonomo, interessante, con una cultura propria, se esiste un arcipelago unico per tradizioni, architettura, stile di vita, se questo popolo ha custodito il proprio territorio con tanto rispetto, se questo territorio meraviglioso è disponibile e intatto per gli occhi dei viaggiatori stranieri è anche perché, grazie ai globicefali, questo popolo ha potuto sopravvivere e difendere la propria autonomia. In altre parole le Isole Faroe, intese come territorio incontaminato e come cultura esistono perché, anche grazie ai globicefali, quel popolo è riuscito a sopravvivere e a perpetrare per secoli la sua identità culturale e il suo rispetto per quel territorio.
Domanda: oggi la caccia ai globicefali non è più necessaria, perché proseguire con questa pratica?
La risposta di un faroese: quella caccia fa parte della nostra cultura, i globicefali non sono a rischio estinzione.
Domanda: la caccia ai globicefali è un atto cruento su esseri sensibili, che senso ha?
La risposta di un faroese: il globicefali sono creature sensibili che trascorrono la loro vita liberi nell'oceano. Un numero irrilevante rispetto alla popolazione mondiale di globicefali viene ucciso alle Isole Faroe esattamente come accadrebbe in presenza di un predatore naturale. I bovini, i suini, i polli che voi accettate di mangiare sono allevati senza alcun rispetto per la vita e per il dolore, sono concepiti esclusivamente per il consumo umano, soffrono in ogni fase della loro esistenza e vengono uccisi senza alcun riguardo e senza che abbiano mai visto il cielo o l'erba. Perché si invoca il rispetto e si scomoda l'etica per i globicefali ma si accetta senza domande il massacro silenzioso di milioni di bovini e suini negli allevamenti intensivi?
Queste domande ci hanno posto di fronte a numerose considerazioni. Perché proviamo sdegno e dolore di fronte all'uccisione di un globicefalo ma consumiamo senza alcun imbarazzo una bistecca di manzo? Quel manzo ha vissuto una vita migliore rispetto a quella di un globicefalo ucciso alle Isole Faroe? La risposta è no. Quel manzo ha sofferto meno di un globicefalo ucciso alle Isole Faroe? La risposta è no. Scegliendo di consumare carne di manzo allevato ho compiuto un gesto più rispettoso nei confronti della vita o dell'ambiente rispetto a quello di un faroese che consuma carne di globicefalo? La risposta è ancora, e indiscutibilmente, no.
Oggi una sola organizzazione "ambientalista", Sea Shepherd" prosegue la sua campagna mediatica contro la caccia ai globicefali alle Isole Faroe. Tutte le altre, a partire da Greenpeace, hanno cessato le loro attività in quell'arcipelago. Greenpeace ha insegnato ai faroesi un modo per uccidere i globicefali riducendo la loro sofferenza. E' per questo che ai globicefali viene praticato un taglio sulla parte superiore del dorso. Se vuoi approfondire l'argomento ti segnaliamo qualche articolo che riteniamo corretto sulla base della nostra esperienza. Naturalmente la rete offre di tutto.
Per concludere, siamo favorevoli alla caccia ai globicefali alle Isole Faroe? La risposta è no, ma accettiamo che un popolo con cultura e storia diversa dalla nostra possa avere un punto di vista diverso dal nostro. L'imbarazzo di fronte alla caccia ai globicefali impone domande sul nostro stile di vita e sul rapporto fra le nostre scelte (per esempio alimentari) e il sistema di informazione. I faroesi definiscono "imperialista" l'atteggiamento di chi si scaglia contro la caccia ai globicefali senza conoscere nulla della storia, dell'ambiente e della cultura delle Isole Faroe e senza mettere minimamente in discussione il proprio atteggiamento verso le scelte di consumo. C'è del vero anche in questo.
Un ultimo dettaglio per chi vuole riflettere su questo argomento: i faroesi hanno potuto iniziare ad acquistare verdura e altri alimenti non prodotti, cacciati o pescati in loco, a partire dal 1994. Fino ad allora tutto ciò che era commestibile alle Isole Faroe era locale.
Un ultimo dettaglio per chi vuole riflettere su questo argomento: i faroesi hanno potuto iniziare ad acquistare verdura e altri alimenti non prodotti, cacciati o pescati in loco, a partire dal 1994. Fino ad allora tutto ciò che era commestibile alle Isole Faroe era locale.
Avvicinamento alle Isole Faroe
Isole remote da ogni punto di vista. Lontane, sperdute, fuori dal tempo e anche dallo spazio a noi familiare. Sono abitate da un popolo strano, multicolore. Parla una lingua che sembra un esercizio a chi produce i suoni più buffi. Quando li produce. Sì perché due faroesi possono stare uno di fronte all'altro in silenzio per ore. E' facile per chiunque provenga da un altro paese pensare di aver a che fare con persone scontrose o inospitali. Non è così ma 500 chilometri di oceano per secoli e secoli hanno plasmato un linguaggio - nel senso più vasto del termine - completamente diverso da quello dell'Europa continentale e dell'America. Pensano, percepiscono il tempo (e quindi la fretta, il ritmo, le stagioni, le relazioni) in modo diverso da noi. Per questo è importante avere un "interprete", possibilmente locale, che aiuti a comprendere una terra, una cultura, uno spazio tanto lontani da ciò che siamo abituati a vivere quotidianamente.
Le Isole Faroe sono fatte di scogliere inaccessibili, creste affilate come lame, villaggi costieri in cui la vita assomiglia a quella di una base lunare: nessun contatto diretto con il resto del mondo, silenzio assoluto, autosufficienza forzata (materiale e mentale).
Sono Isole verdissime, frutto di una storia geologica affascinante che le lega, non solo culturalmente, alla sorella Islanda. Il mare è tutto, vita, morte, sostentamento, fuga e prigionia. L'Oceano Atlantico qui produce giochi incredibili. La corrente, per esempio. Quando ti allontani dalla capitale Tórshavn inevitabilmente attraversi un ponte su un fiume impetuoso. Al ritorno, poche ore dopo, il fiume scorre in senso opposto. Un'illusione? Mi sono perso? Forse era un altro ponte? No, in realtà quello non è un fiume ma un braccio di oceano che separa due isole, Eysturoy e Streymoy, e quella è la corrente di marea, cambia verso ogni sei ore. Raggiunge i 14 metri al secondo. Se sei in mare e non hai un motore potente questa corrente ti trascina a miglia e miglia di distanza dalla tua isola. Per questo i faroesi sono marinai straordinari.
A proposito di Islanda. Quando il "default" ha travolto i fratelli islandesi nel 2008 il parlamento faroese ha deliberato un prestito da 40 milioni di Euro a favore dell'Islanda. Un'enormità se si considera che alle Faroe vivono solo 48 mila persone. Soldi faroesi, non danesi. E' una lunga storia, ma l'origine di questa decisione va cercata nella solidarietà che deriva dal comune, atavico desiderio di indipendenza dalla matrigna Danimarca. L'Islanda, nel 1944, ce l'ha fatta, le Faroe no. Nel momento di massima debolezza della nazione Islanda, e di fronte al rischio che l'Isola potesse cadere di nuovo sotto il controllo dichiarato o subdolo di altre nazioni, i faroesi hanno scelto di tassarsi, correndo il rischio di rimetterci, per un ideale sempre vivissimo di libertà. Briciole di fronte alla voragine lasciata dalle banche private islandesi, ma dal punto di vista simbolico questo gesto resterà inciso nella storia delle relazioni fra i due popoli.
90° EST ha in programma un viaggio alle Faroe dal 19 al 26 giugno 2019.
A proposito di Islanda. Quando il "default" ha travolto i fratelli islandesi nel 2008 il parlamento faroese ha deliberato un prestito da 40 milioni di Euro a favore dell'Islanda. Un'enormità se si considera che alle Faroe vivono solo 48 mila persone. Soldi faroesi, non danesi. E' una lunga storia, ma l'origine di questa decisione va cercata nella solidarietà che deriva dal comune, atavico desiderio di indipendenza dalla matrigna Danimarca. L'Islanda, nel 1944, ce l'ha fatta, le Faroe no. Nel momento di massima debolezza della nazione Islanda, e di fronte al rischio che l'Isola potesse cadere di nuovo sotto il controllo dichiarato o subdolo di altre nazioni, i faroesi hanno scelto di tassarsi, correndo il rischio di rimetterci, per un ideale sempre vivissimo di libertà. Briciole di fronte alla voragine lasciata dalle banche private islandesi, ma dal punto di vista simbolico questo gesto resterà inciso nella storia delle relazioni fra i due popoli.
90° EST ha in programma un viaggio alle Faroe dal 19 al 26 giugno 2019.
Viaggio alle Isole Faroe
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| Isola di Viðoy |
La morfologia delle Isole Faroe, determinata dalle stesse forze geologiche che hanno plasmato la vicina Islanda, offre scogliere altissime ed inaccessibili, fiordi profondi e canali percorsi da correnti impetuose, panorami suggestivi in cui le nuvole giocano ad incappucciare le vette come se fossero berretti di lana.
Inutile dire che l'arcipelago sembra fatto apposta per offrire riparo a qualsiasi creatura si trovi a transitare per aria o per mare in quel tratto di Atlantico. Gli uccelli fanno a gara per conquistarsi il loro metro quadrato di scogliera. Sule, Pulcinella di Mare, Fulmari, Alche, Urie, Corvi...si riproducono qui approfittando dell'incredibile ricchezza delle acque dell'Oceano e della protezione offerta dalle altissime falesie.
I faroesi sono stati "selezionati" dalla furia del mare e sono oggi naviganti abilissimi. Sarebbe un peccato non sfruttare questa opportunità per osservare le Isole dal mare.
Per un viaggiatore proveniente dall'Europa continentale la sensazione di isolamento e di precarietà è onnipresente. E' inevitabile osservare ogni attività umana con la consapevolezza che tutto si debba svolgere in pochissimo spazio, in gran parte inaccessibile. Si può far finta di niente finché si resta nella capitale, Tórshavn, e sulle due isole maggiori, Eysturoy e Streymoy, ma l'esperienza diventa intensa quando si visitano le isole minori come Mykines, Nolsoy o Koltur, tutte abitate, sebbene da un pugno di famiglie. Altri ritmi, rispetto ai nostri, altre priorità, altre dimensioni, da secoli e secoli.
90° EST ha in programma un viaggio di una settimana alle Isole Faroe nell'estate 2018.
Il salmone delle Isole Faroe
Ecco un viaggio molto interessante che 90° EST sta organizzando per un'azienda che commercia salmone di alta qualità: 5 giorni per scoprire le Isole Faroe e i migliori allevamenti di salmone d'Europa.
Perché questo viaggio? Il nostro cliente, attraverso un viaggio che comprende anche la visita del territorio, escursioni in barca e a piedi, vuole offrire ai suoi acquirenti la possibilità di constatare l'origine del suo salmone, il metodo di allevamento e i caratteri che lo contraddistinguono.
Il salmone delle Isole Faroe è particolarmente pregiato perché viene allevato direttamente nelle acque incontaminate dell'Atlantico Settentrionale, le stesse in cui nuotano i salmoni selvaggi nella loro migrazione verso nord, non troppo fredde, naturalmente ricchissime di nutrienti. Queste acque, percorse da correnti molto intense, permettono ai salmoni di muoversi quasi fossero in mare aperto, sviluppando carni compatte e molto povere di grasso. Gli allevatori faroesi seguono sistemi di allevamento a bassa densità che permettono di ridurre o evitare l'uso di antibiotici. Per questo i commercianti di pesce definiscono le Isole Faroe "la boutique del salmone".
L'arcipelago delle Isole Faroe è compostao da 18 isole maggiori, quasi tutte abitate, caratterizzate da scogliere altissime che definiscono un paesaggio "primordiale" di rara bellezza. I faroesi, 48 mila abitanti discendenti dei coloni vichinghi provenienti dalla Norvegia, parlano una lingua propria molto simile all'idioma vichingo di dodici secoli fa. Come hanno fatto a conservare questa lingua nei secoli? Ecco una delle ragioni più suggestive: cantando una nenia. Per più di mille anni, quasi ogni sera, le famiglie si raccoglievano in cerchio e cantavano, tenendosi per mano, seguendo un semplice ritmo ed una melodia di poche note. Il “testo” era rappresentato da una saga. La dispersione degli abitanti sulle 18 isole ha fatto sì che della vicenda cantata si formassero circa 70 mila versioni diverse contenenti tutte le parole della lingua originaria e tutte le esperienze di vita e le situazioni quotidiane, comprese quelle riportate dalla precedente esperienza Norvegese. Ad ogni matrimonio il campionario di testi della famiglia che accoglieva lo sposo o la sposa acquisiva o recuperava vocaboli e situazioni conservati nei testi cantati dalla famiglia del nuovo coniuge. Il processo, ripetuto ad ogni nuova unione, ha permesso la conservazione dei vocaboli e della capacità espressiva della lingua faroese fino ad oggi.
Le Isole Faroe appartengono al Regno di Danimarca, ma sono politicamente ed amministrativamente indipendenti tranne che per le questioni inerenti la corona danese, la politica estera e la difesa. Hanno un parlamento proprio e una moneta, la corona faroese, cambiata in rapporto fisso di 1:1 con la corona danese. Pesca, itticoltura e turismo sono voci importanti nel panorama economico delle Isole Faroe.
Qualche immagine dalle Isole Faroe
Perché questo viaggio? Il nostro cliente, attraverso un viaggio che comprende anche la visita del territorio, escursioni in barca e a piedi, vuole offrire ai suoi acquirenti la possibilità di constatare l'origine del suo salmone, il metodo di allevamento e i caratteri che lo contraddistinguono.
Il salmone delle Isole Faroe è particolarmente pregiato perché viene allevato direttamente nelle acque incontaminate dell'Atlantico Settentrionale, le stesse in cui nuotano i salmoni selvaggi nella loro migrazione verso nord, non troppo fredde, naturalmente ricchissime di nutrienti. Queste acque, percorse da correnti molto intense, permettono ai salmoni di muoversi quasi fossero in mare aperto, sviluppando carni compatte e molto povere di grasso. Gli allevatori faroesi seguono sistemi di allevamento a bassa densità che permettono di ridurre o evitare l'uso di antibiotici. Per questo i commercianti di pesce definiscono le Isole Faroe "la boutique del salmone".
L'arcipelago delle Isole Faroe è compostao da 18 isole maggiori, quasi tutte abitate, caratterizzate da scogliere altissime che definiscono un paesaggio "primordiale" di rara bellezza. I faroesi, 48 mila abitanti discendenti dei coloni vichinghi provenienti dalla Norvegia, parlano una lingua propria molto simile all'idioma vichingo di dodici secoli fa. Come hanno fatto a conservare questa lingua nei secoli? Ecco una delle ragioni più suggestive: cantando una nenia. Per più di mille anni, quasi ogni sera, le famiglie si raccoglievano in cerchio e cantavano, tenendosi per mano, seguendo un semplice ritmo ed una melodia di poche note. Il “testo” era rappresentato da una saga. La dispersione degli abitanti sulle 18 isole ha fatto sì che della vicenda cantata si formassero circa 70 mila versioni diverse contenenti tutte le parole della lingua originaria e tutte le esperienze di vita e le situazioni quotidiane, comprese quelle riportate dalla precedente esperienza Norvegese. Ad ogni matrimonio il campionario di testi della famiglia che accoglieva lo sposo o la sposa acquisiva o recuperava vocaboli e situazioni conservati nei testi cantati dalla famiglia del nuovo coniuge. Il processo, ripetuto ad ogni nuova unione, ha permesso la conservazione dei vocaboli e della capacità espressiva della lingua faroese fino ad oggi.
Le Isole Faroe appartengono al Regno di Danimarca, ma sono politicamente ed amministrativamente indipendenti tranne che per le questioni inerenti la corona danese, la politica estera e la difesa. Hanno un parlamento proprio e una moneta, la corona faroese, cambiata in rapporto fisso di 1:1 con la corona danese. Pesca, itticoltura e turismo sono voci importanti nel panorama economico delle Isole Faroe.
Qualche immagine dalle Isole Faroe
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