Aurora Boreale estiva in Islanda


Ecco una domanda che ci viene posta con una certa frequenza: "In Islanda si riesce a vedere l'aurora boreale anche in estate?"
La risposta è...Sì, a partire da metà agosto. Vediamo perché.
L'aurora boreale può essere vista in certe condizioni (ne abbiamo già parlato qui):
1) l'attività magnetica del Sole deve essere intensa ed orientata verso la Terra;
2) il cielo deve essere sereno e scuro;
3) è necessario trovarsi alla latitudine appropriata;
A questo si aggiunge che l'aurora boreale è più intensa e frequente all'approssimarsi degli equinozi e che la luce lunare nelle ore notturne non facilità l'osservazione, ma può comunque generare paesaggi notturni particolarmente suggestivi e può essere utile per chi intende fare fotografie. Ultimo elemento: l'aurora boreale, alla latitudine dell'Islanda, si sviluppa tipicamente in un arco di tempo compreso fra circa tre ore prima e tre ore dopo la mezzanotte locale, quindi tra le 21 e le 3 del mattino.
Il mese di agosto in Islanda, ed in particolare la sua seconda metà, offre già tutte queste condizioni.
A metà agosto, in coincidenza con l'inizio di questo nostro viaggio, il sole sorge intorno alle 5 e tramonta intorno alle 22. L'oscurità notturna è quindi già sufficientemente estesa da garantire una discreta "finestra" di cielo scuro a cavallo della mezzanotte. Le condizioni migliorano ulteriormente verso fine mese: il sole sorge intorno alle 6 e tramonta poco prima alle 21. Ecco qui le effemeridi del Sole a Reykjavík per tutto il mese di agosto.
Questo non significa che la seconda metà di agosto sia il periodo migliore dell'anno per vedere l'aurora boreale. Significa che nella seconda metà di agosto la notte offre già alcune ore di oscurità per poterla vedere bene e che, soprattutto, la si può vedere dagli Altopiani (inaccessibili da settembre a fine giugno) e in condizioni meteorologiche propriamente estive. A settembre la "finestra" di oscurità notturna è ancora più estesa - quindi ancora più favorevole - ma le condizioni meteorologiche non sono più estive e gli Altopiani, normalmente, non sono più raggiungibili.
Naturalmente la probabilità di vedere l'aurora boreale è proporzionale al numero di notti che si decide di trascorrere in Islanda. La nostra esperienza ci suggerisce di non considerare un numero di notti inferiore a sei per avere una speranza ragionevole di avere successo.
Come mai, allora, si legge spesso che la seconda metà di agosto non è un buon periodo per vedere l'aurora boreale in Islanda? La risposta è semplice, perché, effettivamente, la "finestra" di oscurità disponibile a metà agosto non copre tutte le sei ore in cui si ha la massima probabilità di osservazione, specialmente nei primi giorni dopo metà agosto, perché un islandese sa che può vedere l'aurora boreale in orari più comodi a settembre o in altri periodi dell'anno e perché, se si parla solo di aurora boreale, effettivamente ci sono momenti dell'anno in cui l'osservazione è più agevole. Se, invece, si considera anche il clima (estivo nella seconda metà di agosto) e il luogo da cui si può osservare l'aurora (nel nostro caso anche gli Altopiani) risulta che la seconda metà di agosto è un ottimo periodo.
Una curiosità simpatica riguarda poi il rapporto tra gli islandesi e l'aurora boreale. Per la maggior parte degli islandesi l'aurora è un fenomeno totalmente irrilevante. Sono del tutto disinteressati ad un fenomeno naturale che fa parte della loro quotidianità. In Islanda, per esempio, sopravvive la credenza popolare secondo cui l'aurora si sviluppa solo nelle notti molto fredde. L'idea, scientificamente infondata, nasce dal fatto che l'aurora sia visibile quando il cielo è sereno. Nelle notti con cielo sereno la temperatura, in Islanda come altrove, è spesso più bassa che nelle notti con cielo coperto, perché l'assenza di copertura nuvolosa permette una più rapida ed efficace dispersione del calore diurno. Questo non basta per invertire la causa con l'effetto: non è il freddo a favorire l'aurora, è il cielo sereno - che a sua volta favorisce le basse temperature - a renderla visibile.
Molte sono le strategie che permettono di mettersi nelle migliori condizioni evitando di affidarsi al caso. In questa sezione abbiamo raccolto tutti i nostri articoli dedicati alla ricerca dell'aurora boreale in Islanda.
Nel viaggio in Islanda della seconda metà di agosto di qualche anno fa abbiamo osservato una delle aurore boreali più luminose degli ultimi decenni. La puoi vedere nel video all'inizio di questo articolo.

Paolo Cortini ha scritto questo articolo

Aurora boreale sopra Reykjavík

Il vulcano Keilir in Islanda ad un passo dall'eruzione

Eruzione Keilir Islanda
Il vulcano Keilir nell'Islanda occidentale. Foto di Paolo Cortini, marzo 2020


Chi ci segue abitualmente sa che da un paio d’anni osserviamo l’evoluzione degli eventi “vulcanici” sulla Penisola di Reykjanes, nell’Islanda occidentale, in particolare l’attività sismica tra i piccoli vulcani Þorbjörn e Keilir.

È notizia del 3 marzo 2021, che in corrispondenza del vulcano Keilir si registrano tutti i sintomi che spesso precedono un'eruzione vulcanica.

Cerchiamo di capire cosa stia succedendo.
La Penisola di Reykjanes è un’area vulcanica attiva che sorge su una delle strutture geologiche più importanti ed estese del Pianeta, la dorsale medio atlantica.
La dorsale medio atlantica, una sorta di lunghissima cicatrice sulla superficie della Terra, è estesa lungo tutto il fondale dell'oceano atlantico da nord a sud, attraversa interamente l'Islanda e divide i domini geologici nord americano da quello euroasiatico e il dominio sud americano da quello africano. È la proiezione sulla superficie terrestre di imponenti fenomeni che avvengono nel mantello terrestre ad una profondità compresa tra pochi chilometri e 400/700 km. In superficie la dorsale medio atlantica si manifesta come uno "sciame" di fratture del terreno - in alcuni casi molto profonde - orientate da sud ovest a nord est. Occasionalmente queste fratture si estendono fino ad intercettare il magma sottostante, favorendone la risalita. Questo processo, nell'area in cui si sarebbe formato l’oceano Atlantico settentrionale, è iniziato almeno 200 milioni di anni fa e prosegue oggi. Si manifesta attraverso una continua attività sismica ed eruzioni vulcaniche. Quello che identifichiamo come "oceano Atlantico" è in realtà il prodotto dell'allontanamento delle due masse continentali nord americana (in realtà la “placca” nordamericana) ed euroasiatica (la “placca” euroasiatica). La dorsale medio atlantica è il "cuore" superficiale di questo processo.

In diretta da Keilir

La Penisola di Reykjanes è letteralmente tagliata in due dalla dorsale medio atlantica. Il settore occidentale della Penisola si muove verso ovest “seguendo” la placca nordamericana, il settore orientale si muove verso est “seguendo” la placca euroasiatica.

Da un paio d’anni sulla Penisola di Reykjanes si registrano “sciami sismici”, ossia serie di centinaia o migliaia di terremoti di intensità bassa e media, tutti concentrati in un intervallo di tempo piuttosto contenuto, dell’ordine di qualche settimana, e tutti localizzati in un’area molto ristretta, qualche decina di chilometri quadrati. L’ultimo di questi sciami sismici in ordine di tempo è iniziato nel mese di febbraio 2021 ed è stato accompagnato da una “distensione” (allontanamento di punti che si trovano da parti opposte della dorsale) piuttosto marcato. A partire dal 25 febbraio a questa distensione si è associato un innalzamento della superficie del terreno di qualche centimetro. Negli ultimi giorni questi fenomeni si sono concentrati in un settore immediatamente a sud del vulcano Keilir, lungo una faglia che unisce Keilir con un altro piccolo vulcano chiamato Fagradalsfjall.

Nel pomeriggio del 3 marzo l’Ufficio Meteorologico Islandese ha segnalato la presenza di tremore vulcanico, cioè quel tipo di attività sismica "caotica" e superficiale che, spesso ma non sempre, accompagna l’inizio di un’eruzione vulcanica.
Vi terremo aggiornati.
Di seguito alleghiamo qualche immagine.

Scrive e aggiorna questo articolo il nostro Paolo Cortini, geologo e accompagnatore dei viaggi in Islanda di 90° EST.

In questo video il nostro Paolo Cortini tiene una lezione per gli studenti del corso di laurea in Scienze Naturali dell'Università di Milano, proprio dalle pendici di Keilir.


La Penisola di Reykjanes in Islanda
La Penisola di Reykjanes su cui sorge il vulcano Keilir



Vulcano Keilir, Islanda occidentale
Il vulcano Keilir






Terremoti Islanda
I terremoti in Islanda nella giornate del 2 e del 3 marzo 2021. Proprietà dell'immagine: IMO

Terremoti Keilir
I terremoti sulla Penisola di Reykjanes nelle giornate del 2 e del 3 marzo 2021. Proprietà dell'immagine: IMO



Deformazione Keilir
La deformazione del terreno nei pressi del vulcano Keilir nelle ultime due settimane di febbraio 2021: le due frecce contrapposte indicano il senso di movimento, i colori indicano l'entità del movimento in millimetri. Proprietà dell'immagine: IMO


Estensione eruzione Fagradalsfjall
3 marzo 2021: Estensione stimata della colata lavica nel caso in cui l'eruzione avvenga nei pressi di Fagradalsfjall. Proprietà dell'immagine: IMO


3 marzo 2021: Estensione stimata della colata lavica nel caso in cui l'eruzione avvenga nei pressi di Keilir. Proprietà dell'immagine: IMO


Nuove, fantastiche escursioni in Islanda

Una cosa che piace molto a noi di 90° EST quando siamo in Islanda è andare a caccia di nuovi percorsi a piedi.
Capita in estate come in inverno.
Da un lato c'è la curiosità di trovare itinerari alternativi approfittando di quella fantastica sensazione di essere i primi umani a calcare certi percorsi, dall'altra c'è l'esigenza di avere tracciati escursionistici gratificanti da calare come jolly nel caso in cui il tempo non sia buono nel punto in cui ci troviamo.
In Islanda, infatti, basta spostarsi di qualche decina di chilometri per trovare condizioni meteo opposte. È quindi importante avere buone carte da giocare per non trovarsi a "ciondolare" in giro in attesa che il tempo volga al bello.
Ci sono aree d'Islanda in cui questa ricerca è più facile, ma anche più utile, visti i caratteri del microclima locale. I Fiordi orientali, per esempio.
Tipico di questa regione straordinaria - in cui montagne e valli dalle forme dolomitiche si elevano direttamente dall'oceano - è il tempo nebbioso e piovigginoso portato dal vento da est. Qui, infatti, si trovano valli e fiordi profondi delimitati da pareti verticali in cui il vento umido e spesso tiepido dell'est non vede l'ora di incanalarsi e condensare, finalmente, in nebbia e nubi basse. Le nebbie dei Fiordi Orientali sono famose, in Islanda. Basta però che il vento ruoti di pochi gradi per generare una curiosa alternanza di valli e fiordi soleggiati con altri umidi e nebbiosi. La stessa cosa avviene con il vento da nord est. È quindi molto utile conoscere questo fenomeno in modo da poterlo sfruttare a proprio vantaggio in queste circostanze.
L'estate 2020 ci ha permesso ben tre esplorazioni di questo tipo, grazie anche alla complicità dei nostri viaggiatori. Due si sono svolte nei Fiordi orientali, una negli Altopiani meridionali.
Abbiamo studiato i nuovi percorsi prima su Google Earth, poi sulle carte topografiche in scala 1:10000. Conoscevamo quindi in anticipo i dislivelli, il tipo di terreno e i tempi approssimativi di percorrenza. Uno di noi a valle, sempre in contatto radio perché...non si sa mai.
In tutti e tre i casi il risultato è stato magico! Camminare sulle praterie dei Fiordi Orientali a due passi (a volte anche meno) dalla neve, avendo sempre l'oceano a poche centinaia di metri da noi è davvero sempre fantastico. Poi il silenzio assoluto, falesie altissime e valli misteriose, già pronte in realtà per la prossima esplorazione.
Negli Altopiani meridionali siamo saliti in vetta al monte Strutur, con la certezza che saremmo stati premiati con una delle visuali più belle e ariose sul ghiacciaio Mýrdalsjökull.
Queste tracce ora arricchiscono la nostra collezione di percorsi a piedi, custodita gelosamente in cloud in modo che ogni nostra guida possa attingere a questo nostro piccolo patrimonio costruito in tanti anni e migliaia, migliaia di passi.
Se vuoi, qui trovi tutto sui nostri prossimi viaggi in Islanda.





"Vedremo l'aurora boreale in Islanda?"


"Quante probabilità abbiamo di vedere l'aurora boreale in Islanda?"
Chi ci pone quotidianamente questa domanda sa che la risposta non è scontata. Ha probabilmente già raccolto opinioni discordanti fra amici e conoscenti che hanno già fatto un viaggio con l'idea di vedere l'aurora boreale. Qualcuno c'è riuscito, altri non hanno visto nemmeno le stelle.
Abbiamo più volte affrontato l'argomento su questo blog: il successo dipende fortemente da alcune strategie - in particolare dalla dimestichezza con l'uso di fondamentali strumenti tecnico/scientifici - e dalla possibilità di muoversi liberamente con un veicolo ad ogni ora della notte. L'aurora si può infatti manifestare in un momento qualsiasi, può durare un minuto come ore ed è visibile, ovviamente, solo se il cielo è sereno.
Esistono strumenti che possono dirci - con qualche giorno di anticipo - quale notte offra maggiori probabilità che l'aurora si sviluppi. Questo ci permette di prepararci e di distribuire efficacemente energie e attività. Altri strumenti possono indicarci l'orario più probabile in ciascuna notte. Altri ancora, i magnetometri, ci dicono cosa sta accadendo sopra le nostre teste senza nemmeno uscire a guardare e senza che sia necessariamente sereno in quel momento. Questi ultimi - essenziali se il cielo è coperto nel punto in cui ci troviamo - ci evitano di partire al momento sbagliato e di esaurire la nostra dose di pazienza quando non c'è alcuna speranza. Non è poco perché, se il cielo è sereno, possiamo dormire o fare altro, al caldo, conservando speranze ed energie in attesa del "segnale". Se il cielo non è sereno possiamo consultare modelli meteorologici estremamente dettagliati (e sfruttare la dimestichezza con i microclimi locali). Possiamo così sapere in che direzione spostarci e di quanti chilometri per trovare cielo sereno. La combinazione dei dati dei magnetometri con quelli dei modelli meteorologici è responsabile, da sola, di buona parte delle osservazioni degli ultimi anni per i nostri gruppi.
La quasi totalità dei viaggiatori che vanno in Islanda per cercare l'aurora boreale resta all'alloggio in caso di cielo coperto, non sapendo che è possibile trovare cielo sereno - con un'approssimazione più che accettabile - se si conosce l'interazione fra la direzione del vento e l'orografia.
Veicoli 4X4 speciali, capaci di muoversi anche nella neve e con qualsiasi condizione meteorologica, un accompagnatore che conosce questi fenomeni, sa interpretare tutti i dati scientifici e che ha dimestichezza assoluta con il territorio, completano la "dotazione" di 90° EST nei viaggi in Islanda a caccia di aurore boreali.
È davvero necessaria tutta questa organizzazione? Si può scegliere di affidarsi al caso o prendere un bus che parte e rientra ad un orario predefinito senza alcun supporto tecnologico. Può essere la tua notte fortunata ma nulla di più.
Per rispondere direttamente alla domanda iniziale possiamo dire che tutti i viaggiatori che sono venuti in Islanda con noi in inverno e il 95% di quelli che sono venuti in Islanda con noi nella seconda metà di agosto hanno visto l'aurora boreale. Basta questo per "garantire" il successo? Ovviamente no. Un fenomeno naturale non può mai essere garantito e capiterà certamente, prima o poi, che un nostro gruppo non veda l'aurora boreale nonostante le migliori intenzioni ed miglior supporto tecnologico.
90° EST offre però qualcosa in più che non l'impegno a fornire il massimo della competenze, dell'intraprendenza e della dimestichezza con l'aurora boreale. Offre la possibilità di osservarla in contesti particolarmente suggestivi. Chiunque abbia visto bene l'aurora boreale sa che molto del suo fascino dipende dall'ambiente in cui si è immersi nel momento in cui compare. Il parcheggio di un albergo o un'area di sosta per i bus non offrono le stesse sensazioni di un passo di montagna, di un altopiano innevato o di una laguna glaciale in cui gli unici "ospiti" sono i propri compagni di viaggio.
Tutti i nostri articoli riguardanti l'aurora boreale sono raccolti qui.
Questi sono i nostri viaggi di febbraio e marzo, questo è il viaggio della seconda metà di agosto.

Chi ha scritto questo articolo?
http://www.90est.it/paolo_cortini.html  Paolo Cortini - 90° EST


 

Viaggio a La Palma - Uno sguardo sull'isola



Se ti capita di chiacchierare delle Canarie con qualcuno originario dell'arcipelago, la conversazione verterà su Tenerife, Lanzarote e le altre isole famose, quelle che lui si aspetta che tu conosca, almeno per sentito dire.
Prova a nominare "La Palma", vedrai il sorriso nascere sul volto del tuo interlocutore perché La Palma, per i canari, è l'essenza e l'orgoglio di un intero arcipelago. È l'isola di cui andare fieri perché rappresenta il meglio di ciò che le Canarie possano offrire, senza i disastri urbanistici che hanno compromesso alcuni settori delle isole più famose come Tenerife o Gran Canaria.
La Palma, oltre ad offrire una varietà di scenari davvero sorprendente, è un caso felice di integrazione dell'uomo con l'ambiente e di valorizzazione del patrimonio naturale.
A La Palma quest'idea positiva si sente nell'aria perché nessun locale è fiero di La Palma per i suoi resort e i suoi villaggi turistici - che infatti non esistono - ma tutti sono orgogliosi degli osservatori astronomici, della politica di contenimento dell'inquinamento luminoso, dei meravigliosi sentieri e delle foreste di pino canario. E a nessuno dispiace che al di fuori dell'isola la spiaggia di Nogales, tanto per fare un esempio, sia praticamente sconosciuta
L'isola di La Palma appartiene alle Canarie occidentali ed è la quinta isola per estensione su sette isole maggiori.
Come tutte le Canarie, anche La Palma è un'isola vulcanica, anzi una tra le più attive avendo visto l'eruzione del vulcano Teneguía nel 1971.
La Palma ha una caratteristica che la identifica e da cui derivano il suo clima, la sua morfologia, la sua storia: il grande vulcano Taburiente. Questo imponente edificio vulcanico alto 2500 metri, oggi inattivo, occupa tutto il settore centro settentrionale dell'Isola. La montagna intercetta i venti dominanti, gli alisei, che determinano la formazione di nubi e lo sviluppo di precipitazioni nel settore settentrionale dell'Isola. Quest'acqua, da secoli, viene convogliata in modo da assicurare rifornimento idrico anche ai territori che ricevono pochissima pioggia nel corso dell'anno, come il settore meridionale.
La vegetazione cresce rigogliosa a tutte le quote e una fiorente agricoltura arricchisce l'economia dell'Isola. Banane, uva (e vino), ortaggi, canna da zucchero sono solo alcuni dei prodotti di La Palma non solo oggi, ma anche nel suo glorioso passato. Da La Palma, per secoli, sono salpate navi cariche di zucchero, rum, frutta e ortaggi verso le Americhe e l'Europa e la storia, l'architettura e la cultura dell'isola riflettono questo importante passato commerciale.
Le acque dell'Atlantico, rese qui particolarmente produttive dalla "Corrente delle Canarie", hanno permesso lo sviluppo fiorente della pesca in tutte le epoche. Basta perdersi nei banchi di uno dei mercati del pesce di La Palma per rendersi conto della varietà di specie ittiche che questo mare offre in abbondanza.
Sulla vetta del vulcano Taburiente, a Roque de los Muchachos, sorge una delle più prestigiose istituzioni scientifiche del pianeta, l'Osservatorio di Roque de los Muchachos. Consiste in una serie davvero interessantissima di cupole astronomiche gestite dalle più importanti istituzioni europee che si dedicano all'astrofisica. L'Osservatorio ospita alcuni degli strumenti più evoluti al mondo, come il Gran Telescopio Canarias ("Grantecan" con uno specchio primario di 10,4 metri di diametro, il più grande al mondo), il telescopio italiano Galileo (diametro 3,58 metri), il Swedish Solar Telescope, il William Herschel Telescope (diamentro 4,2 metri) e il MAGIC Telescope (Major Atmospheric Gamma-ray Imaging Cherenkov Telescope).
Scendendo di quota dai 2500 metri di Roque de los Muchachos si incontra la vastissima fascia altimetrica caratterizzata dalle foreste di pino canario. Il pino canario è una pianta maestosa e bellissima, caratterizzata da fronde ampie e rade. Cresce sia sui versanti umidi sia su quelli "secchi" e produce foreste pressoché prive di sottobosco in cui si sviluppa una fitta rete di sentieri a tutte le quote.
Ad altitudini ancora più basse la morfologia si fa spesso accidentata, con canyon profondi ed estesi - i cosiddetti barrancos. Alcuni sono percorsi da corsi d'acqua, altri sono secchi. Sono sempre ambienti selvaggi e suggestivi e alcune delle escursioni più interessanti sull'isola si sviluppano, almeno in parte, proprio all'interno di queste grandi forre.
La fascia costiera presenta aree pianeggianti o a debole pendenza che ospitano i centri abitati e le zone agricole. Tra queste spiccano immediatamente le vaste piantagioni di banani, risorsa economica tra le più importanti sull'isola.
Prima dell'inizio della coltivazione del banano, la canna da zucchero ha definito l'economia e la cultura di quest'isola. Le distillerie, ancora presenti, sono un'ottima fonte di informazioni su questo particolare aspetto del passato che ha avuto un impatto decisivo sull'identità culturale di La Palma.
Il litorale di La Palma è, per la maggior parte della sua estensione, roccioso, sebbene siano presenti poche ma meravigliose spiagge.
Se le isole delle Canarie orientali presentano due situazioni completamente diverse tra le coste orientali (dove il mare è quasi sempre calmo e balneabile grazie alla protezione della vicina costa africana) e quelle occidentali (moto ondoso quasi sempre troppo energetico per la balneazione), le isole occidentali offrono un mare sempre piuttosto "dinamico" e la balneazione è concentrata in poche località che presentano una morfologia particolarmente accogliente.
Anche i centri abitati sono interessanti. La capitale Santa Cruz de La Palma presenta alcuni edifici coloniali che mantengono strutture caratteristiche ormai perdute in tutte le altre isole dell'arcipelago.
Plaza de España e Calle Real, a Los Llanos de Aridane, sono impreziosite da undici monumentali piante di ficus portate sull'isola alla metà del diciannovesimo secolo da migranti cubani. Sono il simbolo della città e motivo di ispirazione per generazioni di artisti e viaggiatori.
La Palma, negli ultimi quindici anni, ha investito nel turismo "lento" in cui l'escursionismo rappresenta una voce importante.
Una fitta rete di sentieri e percorsi è stata istituita negli anni, numerose realtà imprenditoriali locali, gestite spesso con successo da stranieri, si sono affacciate nel tempo permettendo di fruire in modo professionale di tutto ciò che l'Isola offre a viaggiatori curiosi ed esigenti.
90° EST propone un viaggio a La Palma che permette di esplorare l'isola a tutte le quote attraverso escursioni a piedi o in acqua. Un geologo e una biologa marina accompagnano il gruppo e un astronomo si affianca per la visita all'Osservatorio di Roque de los Muchachos e per le osservazioni notturne del cielo con un telescopio.

Paolo Cortini ha scritto questo articolo.

Viaggio a La Palma

Viaggio in Patagonia


Viaggio in PatagoniaQualche giorno fa, in una di queste molteplici e lunghe serate di lockdown che ci tengono ahimè ancora lontani dai nostri amati viaggi (nell'emisfero sud ci stiamo avvicinando al solstizio d’inverno e sfortunatamente la situazione qui in Cile e in altri paesi del Sudamerica non si è ancora normalizzata per quanto riguarda la diffusione del Covid-19) stavo guardando un film praticamente sconosciuto in Italia sulla storia e del “quasi” conflitto bellico tra Cile e Argentina.
Il lungometraggio si intitola “Mi mejor enemigo” (Il mio miglior nemico) e mostra come qui, in Patagonia, le differenze storiche, culturali e geografiche siano praticamente inesistenti tra un lato e l’altro della frontiera. I due presidi militari si trovano faccia a faccia a difendere un confine di fatto inesistente. Dopo i primi mesi di noiose giornate in trincea chiedendosi il perché di una guerra tanto inutile, finalmente i due schieramenti decidono di riavvicinarsi con l’immancabile partita di calcio seguita da un buon mate e da un asado patagonico.
Dare una definizione univoca della Patagonia risulta sempre molto complesso.
Dal punto di vista geografico la Patagonia comprende un vasto territorio, condiviso tra Cile e Argentina, che si estende per più di un milione di chilometri quadrati in quello che viene definito il Cono Sud, quell'ultima fetta triangolare situata nell'estremo meridionale del Sudamerica stretta tra la morsa dagli oceani Atlantico ad est e Pacifico ad ovest e delimitata a nord dai corsi dei fiumi Colorado e Bio Bio rispettivamente in Argentina e Cile. Una regione vasta, piena di contrasti e con una bassissima densità abitativa, che da secoli attrae esploratori e viaggiatori ma della quale stentiamo a riconoscere l’origine etimologica.
Parco Nazionale Torres del Paine, Patagonia
Molti sono ancora convinti che il termine “Patagones” con cui Magellano battezzò gli indigeni durante uno dei primi storici incontri nella baia di San Julian, faccia riferimento ai grandi piedi di questi ultimi (“pata” in spagnolo significa piede o meglio zampa). Il nostro connazionale Antonio Pigafetta, che scrisse il diario di bordo della spedizione e che riuscì a far rientro in Europa alcuni anni più tardi, non svelò mai la ragione etimologica del termine, sebbene dalla metà del XVI secolo inizino ad apparire le prime mappe con impresso il termine descrittivo della regione.
Diversi autori hanno cercato in maniera contrastante di descriverne il paesaggio, i cieli, la solitudine dei grandi spazi e di mettere nero su bianco le proprie sensazioni per cercare di dare un’anima a questa terra lontana.
Bruce Chatwin la definisce “un’amante difficile. Lancia il suo incantesimo. Un’ammaliatrice. Ti stringe tra le sue braccia e non ti lascia più.”.
Per Charles Darwin è “una regione piatta, interrotta solo da poche valli e depressioni insignificanti. Ovunque il paesaggio presenta lo stesso sterile aspetto; un terreno sassoso e secco sostenta solo ciuffi d’erba bruna e avvizzita e pochi stentati cespugli spinosi.”.
Per lo scrittore Luis Sepulveda, scomparso tristemente nell'aprile del 2020, la Patagonia rappresenta un luogo […] “sospeso tra la terra e il cielo”; mentre il buon vecchio Alberto De Agostini si meraviglia di fronte alle sue montagne e alle […] “aduste pareti di granito che sovrastano per mille o duemila metri sul proprio capo; si rimane fortemente impressionati e ci si convince che per arditezza di forme e per attrazione alpinistica, non hanno niente da invidiare ai più celebri colossi delle nostre Alpi.”.
Per conoscere questa terra e cercare di scalfirne il significato, non c’è altro modo se non quello di esplorarla, calpestarla e navigarla. È appunto dietro questa filosofia di conoscenza che ruota il viaggio in Patagonia che vi proponiamo. Un viaggio che ci porti ad attraversare le sue terre immense e desolate, sterili per certi versi come le descrive Darwin, ma piene di vita e biodiversità nascoste; un viaggio che ci permetta di avvicinarci ai bastioni prorompenti delle verticali pareti di granito delle sue montagne, dal Cerro Torre alle guglie del Fitz Roy fino all'imponente massiccio delle Torri del Paine; un viaggio che ci porti a navigare tra le gelide acque dei suoi immensi laghi turchesi, a tu per tu con i giganti di ghiaccio del Campo de Hielo Patagonico Sur, come il Perito Moreno o l’Upsala, ma anche a navigare tra le acque australi del Canale di Beagle, attraversate durante le esplorazioni scientifiche di inizio Ottocento da Darwin stesso.
Un percorso ideato anche per “sentire” la Patagonia sulla propria pelle, con camminate lungo sentieri escursionistici dall'immenso valore paesaggistico, naturalistico e fotografico, in cui saremo affiancati dall'immancabile compagno di tutti i trekking: il vento.
Scopo dell’itinerario è quello di conoscere le differenze che arricchiscono la Patagonia, dove i confini sono solamente politici ma non fisici, dove non esiste un Cile o un’Argentina ma solamente una storia ed una cultura comuni.
Solo percorrendo le strade della Patagonia - e non volando velocemente da un punto all'altro - è possibile intuire il senso di isolamento e lontananza che qui gli uomini hanno provato per secoli. Una condizione che si manifesta oggi nel carattere e nelle tradizioni di queste popolazioni. Ecco perché durante il nostro viaggio ci troveremo non solo a camminare o a navigare, ma anche a percorrere lunghi tratti stradali attraverso la Patagonia continentale e la Terra del Fuoco fino a raggiungere l’ultimo insediamento degno di nome del Sudamerica, Ushuaia.
Insomma, come disse il grande poeta iberico Antonio Machado “È camminando che si fa il cammino”.

Il programma del nostro Viaggio in Patagonia
Marco Rosso , guida di 90° EST in Patagonia, ha scritto questo articolo.


Il massiccio del Fitz Roy durante il viaggio in Patagonia

Una sera a Kirkjubøur

Kirkjubøur

Nel nostro viaggio alle Isole Faroe abbiamo inserito alcune attività che non sono normalmente accessibili ai visitatori. Questo è possibile grazie ad anni di frequentazione di queste isole, ai locali che nel tempo abbiamo incontrato e con cui abbiamo condiviso esperienze di grande valore.
Kirkjubøur è il più importante sito storico delle Isole Faroe. Sede episcopale per secoli, ospita oggi i ruderi della Cattedrale di Magnus, la Chiesa di Sant'Olav e la fattoria più ricca e prestigiosa di tutto l'arcipelago.
Ciò che vediamo oggi a Kirkjubøur è il risultato di almeno mille anni di storia di un piccolo villaggio sulla costa meridionale dell'isola di Streymoy e testimonia di tutte le trasformazioni politiche e religiose che hanno investito, nei secoli, le isole dell'Atlantico settentrionale dall'arcipelago britannico all'Islanda.
Attraverso i manufatti custoditi a Kirkjubøur è possibile riconoscere, per esempio, la grande evoluzione della società legata all'avvento del cristianesimo e, successivamente, i drammatici eventi che, su queste e altre isole, hanno accompagnato la diffusione della riforma protestante.
Un elemento è rimasto nei secoli a Kirkjubøur, quasi a registrare fedelmente ciò che avveniva: la fattoria di Kirkjubøargarður. Con fattoria non intendiamo tanto un edificio, o un'attività, quanto una famiglia che da ben 17 generazioni dimora su questo terreno.
L'abitazione in cui vive oggi la famiglia Patursson, l'edificio più imponente e ricco di questo piccolo villaggio, è oggi il museo più importante delle Isole Faroe ed uno dei monumenti più prestigiosi. Qui è possibile trovare oggetti antichissimi, ricostruire l'evoluzione dei costumi e delle attività sulle Isole, osservare quali strategie fossero necessarie per sopravvivere in periodi bui, come quelli caratterizzati dal trade monopoly, dal XVI al XIX secolo, durante la dominazione danese.
Nel pomeriggio il museo chiude, i visitatori lasciano Kirkjubøur, il villaggio ritrova il suo silenzio e la famiglia Patursson riprende possesso delle sale della sua casa.
È in questo momento che il nostro amico Johannes Patursson apre le porte di Kirkjubøur al nostro gruppo.
Tutto l'edificio, la Cattedrale di Magnus e la Chiesa di Sant'Olav sono solo per noi e Johannes può iniziare a raccontarci di questo incredibile villaggio e di questa fattoria che sembra essere stata scelta dalla Storia affinché certi fotogrammi di un passato minore e invisibile arrivassero intatti fino ai giorni nostri.
Abbiamo conosciuto Johannes nel 2014. Allora eravamo semplici visitatori di Kirkjubøur. Una nostra domanda, a cui è seguita una breve conversazione, è all'origine dell'amicizia con Johannes.
Più recentemente abbiamo discusso con lui dell'origine di alcuni manufatti antichissimi che si trovano in una delle sale di Kirkjubøargarður, dei vasi in talcoscisto, una roccia non presente alle Faroe, ma diffusa in Norvegia e sulle Alpi. Insieme abbiamo ipotizzato il possibile percorso storico, suffragato da articoli e documenti, che ha portato quegli oggetti misteriosi fino a Kirkjubøur.
Ad ogni nostro incontro Johannes ospita per cena il nostro gruppo nella sala principale della sua casa museo e nei locali utilizzati quotidianamente dalla sua famiglia. Solo noi e la Storia.
È un'esperienza di cui andiamo fieri perché questo incontro, da solo e grazie alla disponibilità di Johannes, permette ai nostri viaggiatori un'immersione profonda nella realtà e nella Storia delle Isole Faroe.

Paolo Cortini ha scritto questo articolo.

Viaggio a La Palma: l'Osservatorio di Roque de los Muchachos




A Roque de los Muchachos, sul picco più alto dell'isola di La Palma, nelle Canarie occidentali, si trova uno dei più prestigiosi osservatori astronomici del pianeta.
Raccoglie telescopi e altri strumenti scientifici di tutte le nazioni d'Europa ed è gestito dall'Istituto di Astrofisica delle Canarie. Il Gran Telescopio Canarias ("Grantecan" con uno specchio primario di 10,4 metri di diametro, il più grande al mondo), il telescopio italiano Galileo (diametro  3,58 metri), il Swedish Solar Telescope, il William Herschel Telescope (diamentro 4,2 metri) e il MAGIC Telescope (Major Atmospheric Gamma-ray Imaging Cherenkov Telescope) sono alcuni degli strumenti installati a Roque de los Muchachos.
Attualmente Roque de los Muchachos si trova in competizione con il vulcano Mauna Kea, alle Hawaii, per la costruzione del TMT (Thirty Meter Telescope), che, una volta realizzato, sarà il più potente telescopio terrestre mai costruito.
Il sito è un luogo di grande fascino per tutti gli appassionati di astronomia, di scienza e di montagna.
Roque de los Muchachos si trova ad un'altitudine di 2426 metri e gode di cielo sereno per più di 300 giorni all'anno. L'assenza di inquinamento luminoso e la stabilità dell'aria lo rendono uno dei luoghi migliori dell'emisfero boreale per l'osservazione delle stelle.
Il panorama è grandioso: sul lato meridionale si apre la Caldera de Taburiente, un'immensa incisione nell'edificio del vulcano Taburiente, ora inattivo. Tutto intorno è visibile l'oceano, 2400 metri più in basso, in cui si scorgono le isole di Tenerife, La Gomera ed El Hierro.
La vetta della montagna è spoglia ma già 200 metri più in basso il vulcano è interamente ricoperto da una meravigliosa foresta di pino canario.
A Roque de los Muchachos iniziano numerosi percorsi escursionistici, tutti molto panoramici, che permettono di ammirare il grandioso scenario offerto dalla Caldera de Taburiente, dalle isole vicine e dalle grandi cupole bianche che ospitano i telescopi.
Nel nostro viaggio a La Palma, Roque de los Muchachos è protagonista con una visita approfondita al Gran Telescopio Canarias e con una bella escursione a piedi che permette di osservare fenomeni interessantissimi legati alla passata attività del vulcano Taburiente.
Durante il viaggio è poi prevista almeno un'osservazione del cielo al telescopio (non il Grantecan...e nemmeno il telescopio Galileo, ma un professionale e potente Celestron ;)

Correnti oceaniche: la Corrente delle Canarie

Fondali Canarie
Fauna marina a Fuerteventura: le Salpe
Le Canarie sono un grande arcipelago oceanico subtropicale, posizionato qualche grado a nord del Tropico del Cancro. Le isole orientali, Fuerteventura in particolare, distano circa 100 km dalla vicina costa africana.
Alle Canarie, oceanografi, ecologi e biologi studiano l’influenza delle dinamiche di oceano aperto sull'ambiente e sugli gli ecosistemi costieri. L’arcipelago è infatti interessato da una corrente di acque fresche, la Corrente delle Canarie, che è il ramo discendente della più nota Corrente del Golfo.
Il movimento delle acque negli oceani è piuttosto complesso, partiamo dall'inizio...
Esistono due sistemi indipendenti di circolazione delle acque oceaniche: quello superficiale, generato dalla pressione del vento sulla superficie dell’oceano fino a una profondità di circa 200 metri, e quello profondo guidato invece dalle differenze di densità delle masse d’acqua, oltre i 200 metri di profondità. Le correnti oceaniche trasportano il calore dall'equatore ai poli e operano come motore climatico su scala globale. In particolare, il “Nastro Trasportatore Oceanico” (Ocean Conveyor Belt) è il più vasto sistema di circolazione delle masse d’acqua, formato dalla combinazione di correnti che spostano acqua profonda tra i tre Oceani, dall’Atlantico al Pacifico. E’ anche chiamato circolazione termoalina poiché i due fattori che determinano la densità delle masse d’acqua, quindi i loro spostamenti, sono la temperatura (termo) e la salinità (-alina): più l’acqua è fredda più e densa, più è salata più è densa, più è densa e più affonda.
Correnti oceaniche

All'equatore la radiazione solare particolarmente intensa causa un’elevata evaporazione delle acque superficiali, con conseguente aumento della concentrazione di sali. Nel Golfo del Messico queste acque iper-salate iniziano a muoversi verso Nord formando la corrente che ha il più profondo effetto sul clima europeo: la Corrente del Golfo. Questa è tra le più estese e veloci sulla Terra, trasportando 100 milioni di metri cubi di acqua calda verso l’Europa ad una velocità che può raggiungere i 2 metri al secondo. La sua traiettoria viene deviata verso Est da un forza dovuta alla rotazione terrestre che agisce sulle lunghe distanze, la forza di Coriolis, e la dirige verso l’Inghilterra e la Norvegia. Prima di raggiungere le coste europee però rallenta fino a diventare una grande corrente lenta, la Corrente Nord-Atlantica, che rilascia una grande quantità di calore nell'atmosfera. Ormai vicina alla costa e si divide in due rami: una si dirige a nord riscaldando le altrimenti gelide acqua dei mari artici mentre l’altro ramo si dirige verso sud formando la fresca Corrente delle Canarie che costeggia l’Africa Nord-occidentale e fino ad unirsi alla Corrente Nord-Equatoriale, da est verso ovest, chiudendo così il circuito.

Correnti oceaniche

Proseguendo il loro cammino, le acque della corrente nord-atlantica diventano sempre più fredde, salate e dense, sprofondando in fondo all'oceano tra Norvegia, Groenlandia ed Islanda. E’ proprio questa la più grande cascata del pianeta, non visibile all'occhio umano: colonne larghe 15 km che trasportano 17 milioni di metri cubi d’acqua al secondo alla profondità di 4000 metri. Questo fenomeno richiama le acque del Golfo producendo un continuo trasporto di calore dalle basse alle alte latitudini.
Organismi di ogni forma e dimensione, dal minuscolo plancton ai grandi squali, sfruttano le correnti oceaniche per muoversi su lunghe distanze e trovare cibo. In particolare la Corrente del Golfo permette lo spostamento di animali originari di zone tropicali e sub-tropicali verso aree boreali mentre la Corrente delle Canarie fa l’opposto, favorendo la distribuzione di specie marine tipiche di zone temperate verso ambienti tropicali. Parte della fresca acqua discendente dal nord Atlantico viene richiamata nel bacino del Mediterraneo dove il sistema di circolazione di questo bacino chiuso spinge la calda acqua superficiale ad uscire e ad unirsi alla corrente che discende verso i tropici, trasportando con sé vari organismi marini. Questo sistema di correnti rende le acque costiere dell’arcipelago canario un luogo unico al mondo in cui specie Nord-atlantiche, Mediterranee e sub-tropicali coesistono. La particolare morfologia del fondale, formato da rocce e tunnel vulcanici interrotti da secche e banchi sabbiosi, rende queste isole l’ambiente adatto a specie delicate come le anguille giardino (Heteroconger hassi), murene (Murenidae sp.), razze (Myliobatiformes) e uno degli ultimi rifugi per specie minacciate come lo Squalo angelo (Squatina squatina).
Per chi volesse approfondire questo argomento (in inglese):
Correnti oceaniche (NOAA)
Cambiamenti di temperatura e salinità nella Corrente delle Canarie (NOAA)
Questa è la proposta di 90° EST per un viaggio a La Palma con un geologo e una biologa marina.

Questo articolo è stato scritto da Laura Redaelli

Novità nei viaggi in Islanda dell'estate 2020


Per i viaggi in Islanda dell'estate 2020 introduciamo alcune piccole, ma significative novità.

Queste rispondono a due esigenze: 
1) perfezionare la visita di una straordinaria regione negli Altopiani meridionali che studiamo e frequentiamo ormai da alcuni anni;
2) ottimizzare il programma degli ultimi giorni di viaggio in funzione dei nuovi voli di rientro.
Per i viaggi dell'8 e del 15 agosto ci serviremo, infatti, di voli Iberia via Madrid. Il volo di rientro da Keflavik a Madrid decolla all'1.35 di domenica, anziché di sabato. Questo ci lascia una mezza giornata in più del consueto da spendere in Islanda. Anziché prolungare il soggiorno a Reykjavík alla fine del viaggio, abbiamo trovato il modo di restare un giorno in più negli Altopiani aggiungendo una notte in una struttura a cui siamo molto legati: la guesthouse di Sólheimar.
Questo alloggio, particolarmente accogliente e confortevole, è già presente in tutti i nostri viaggi invernali dedicati all'osservazione dell'aurora boreale perché, oltre a trovarsi in una posizione particolarmente favorevole, offre una terrazza accessibile direttamente dalla maggior parte delle camere. La sosta a Sólheimar ci permette di dedicare più di mezza giornata all'esplorazione della regione dei laghi intorno a Landmannahellir (programma 8 agosto) e di esplorare con la giusta calma la regione del ghiacciaio Mýrdalsjökull e di Þórsmörk (programma 15 agosto).
Sono modifiche che può apprezzare solo chi conosce l'Islanda e sa, quindi, cosa vuol dire poter spendere mezza giornata in questi territori. Chi visita l'Islanda per la prima volta, non sapendo cosa si sarebbe perso in assenza di queste opportunità, può solo fidarsi del fatto che, come sempre, abbiamo cercato di offrire l'esperienza di viaggio più gratificante possibile.
I primi ad essere soddisfatti di queste piccole novità sono i nostri accompagnatori. Del privilegio di vedere la regione dei laghi intorno a Landmannahellir, il fronte del ghiacciaio Mýrdalsjökull e la valle di Þórsmörk non ci si stanca mai.

Questo il calendario completo dei viaggi in Islanda dell'estate 2020:
Islanda 4 - 18 luglio: La Stagione delle Sorprese (viaggio in SuperJeep)
Islanda 1 - 15 agosto: Piena Estate in Islanda (viaggio in SuperJeep)
Islanda 8 - 23 agosto: Piena Estate in Islanda (viaggio in Minibus 4X4)
Islanda 15 - 30 agosto: Torna l'Aurora Boreale (viaggio in SuperJeep)


Come sempre, ogni gruppo è accompagnato da un Geologo italiano, da un accompagnatore locale e da un cuoco. Per i viaggi in SuperJeep utilizziamo veicoli modificati su base Land Rover Defender 110 e Nissan Navara condotti anche dai viaggiatori. Per il viaggio in Minibus 4X4 utilizziamo un Mercedes Sprinter 4X4 modificato e una Land Rover Defender 110 modificata.

Islanda: speciale aurora boreale


Partenze in calendario:
14 - 28 agosto 2021
19-27 febbraio, 26 febbraio-6 marzo, 5-13 marzo, 19-27 marzo 2022

L'aurora boreale è un fenomeno luminoso dell'alta atmosfera terrestre prodotto dall'interazione tra le particelle provenienti dal sole (il cosiddetto "vento solare") e le particelle che compongono i livelli più esterni della nostra atmosfera.
Per poter osservare l'aurora boreale è necessario tenere in considerazione alcuni elementi importanti e pianificare un viaggio che rispetti alcune condizioni. Ecco quali.

1) Dove?
L'aurora si sviluppa tipicamente in una fascia di cielo a cavallo del circolo polare artico. Tra tutte le terre che si trovano alla corretta latitudine, alcune si distinguono per la bellezza dei loro scenari e per la varietà di ambienti e situazioni. L'Islanda, da questo punto di vista, è ineguagliabile.

2) Quando?
Per vedere l'aurora boreale è necessario che il cielo sia scuro e sereno. L'oscurità notturna, in Islanda, è sufficientemente estesa da metà agosto ai primi giorni di aprile.
La presenza della luce lunare, di norma, non aiuta, ma una leggera illuminazione lunare può essere utile agli appassionati di fotografia perché permette di ottenere immagini in cui anche il paesaggio sia riconoscibile. Le migliori condizioni si ottengono quindi considerando non solo le fasi lunari ma, soprattutto, gli orari in cui la luna sorge e tramonta.
Fondamentale per un viaggio gratificante in Islanda è il rapporto tra ore di luce e ore di oscurità. Nel lungo periodo in cui l'aurora è potenzialmente visibile, cioè da metà agosto ai primi di aprile, si può scegliere un periodo che offra 4 ore di luce al giorno o uno che ne offra 10. Le probabilità di vedere l'aurora sono le stesse perché il fenomeno si sviluppa tra le 21 e le 3 del mattino, ma sarebbe un peccato andare in Islanda quando la luce diurna è talmente scarsa da impedire, di fatto, di apprezzare ciò che l'Isola offre di giorno. Ciò che distingue l'Islanda da altre destinazioni da cui è possibile vedere l'aurora boreale è proprio l'eccezionale varietà di scenari che l'Islanda offre con la luce diurna. Eviteremo quindi i periodi in cui questa è troppo scarsa: i mesi di dicembre e gennaio.

3) Fattori astronomici e meteorologici
Nel periodo esteso tra metà agosto e i primi giorni di aprile la copertura nuvolosa in Islanda è statisticamente meno insistente a fine agosto e da metà febbraio in poi. [A]
La Terra si deve trovare sulla traiettoria di una CME (Coronal Mass Ejection, Espulsione di massa coronale), cioè un flusso di "plasma" proveniente dal Sole che si verifica in occasione di particolari esplosioni sulla "superficie" della nostra stella o di una "corrente" di vento solare ad alta velocità, HSS ("High-speed solar wind streams" prodotte nei cosiddetti "Coronal Holes"). Questi fenomeni non sono esattamente prevedibili, ma è possibile conoscere, con un discreto anticipo, quali saranno i periodi in cui sarà più probabile che queste circostanze si verifichino. Numerosi strumenti scientifici, sempre più attendibili, permettono poi di conoscere, nel corso di una notte, quali siano gli orari più promettenti. Affinché le probabilità di incontrare le giuste condizioni di attività solare siano significative è necessario considerare un viaggio che preveda un certo numero di notti. In un viaggio che duri meno di 5 giorni le probabilità di successo sono affidate alla sola fortuna. [B]
L'aurora boreale si sviluppa tipicamente in un lasso di tempo di circa sei ore a cavallo della mezzanotte. E' quindi assolutamente inutile scegliere un periodo in cui sia buio alle 4 di pomeriggio (come sarebbe a dicembre o a gennaio) perché, comunque, l'aurora boreale non comparirà prima delle 21.

4) Durata del viaggio
Per avere buone probabilità di vedere l'aurora è necessario considerare un certo numero di notti. Come abbiamo visto, il fenomeno può essere osservato quando si verificano, contemporaneamente, le situazioni che abbiamo appena descritto. Non basta, quindi, avere cielo sereno.
In un viaggio in Islanda che preveda meno di 5 notti le probabilità di osservare l'aurora sono affidate unicamente al caso. Se si considera che non è possibile restare sempre svegli, che è necessario avere cielo sereno e la giusta attività solare, conviene prevedere almeno 5 notti per avere una ragionevole speranza di vedere l'aurora.
Cos'è possibile vedere delle meraviglie d'Islanda in un viaggio che preveda 5 notti? Quasi niente, considerando anche che la prima e l'ultima notte saranno trascorse a Reykjavík.
Per raggiungere le zone più interessanti, quelle che meritano di essere viste, serve tempo e conviene prevedere un giorno in più del minimo necessario a completare l'itinerario. Una chiusura temporanea della viabilità è, infatti, sempre possibile in inverno, anche sulla Ring Road. Se abbiamo i giorni contati rischiamo di non rientrare a Reykjavík in tempo per prendere il volo di rientro.

I nostri viaggi in Islanda in calendario tengono conto di tutti questi elementi. Sono programmati nei periodi in cui le giornate sono molto luminose, permettendo di apprezzare pienamente anche ciò che l'Islanda offre di giorno. Prevedono itinerari estesi e completi in cui sia possibile raggiungere, di giorno e di notte, anche le zone selvagge.

Nei viaggi invernali, nove giorni offrono un numero di notti sufficiente ad assicurare buone probabilità di osservazione, ci permettono di allontanarci da Reykjavík raggiungendo la costa orientale e località particolarmente suggestive. Jökulsárlón è solo la più conosciuta.
Nei viaggi estivi 15 giorni ci permettono di approfittare dell'assenza di neve per esplorare gli Altopiani e tutti quei territori che in inverno non sarebbero accessibili.
Il percorso dei viaggi in Islanda invernali si snoda lungo la costa meridionale e raggiunge molte mete straordinarie come le cascate di Skógafoss e Seljalandsfoss, l'area di Vik con le scogliere di Dyrhólaey e i ghiacciai di Kviarjökull ed Heinabergsjökull con le loro piste innevate da percorrere a bordo dei nostri 4X4.
Per l'aurora boreale estiva - ne abbiamo parlato anche qui - questo è il programma del nostro viaggio della seconda metà di agosto.

[A] I nostri accompagnatori consultano i dati meteorologici in tempo reale, conoscono quindi non solo l'estensione e l'evoluzione della copertura nuvolosa, ma anche la sua altitudine. Dall'alloggio possono scegliere di spostarsi nella direzione più efficace, ma anche, ove possibile, di salire di quota per posizionarsi al di sopra della copertura nuvolosa.

[B] Dal 2003 90° EST organizza viaggi dedicati all'osservazione dell'Aurora Boreale. I nostri accompagnatori dispongono di dati in tempo reale dai principali istituti internazionali che si occupano del monitoraggio dell'attività solare. In questo modo possono conoscere, con svariate ore di anticipo, l'orario in cui si ha la massima probabilità di osservazione ed evitano di uscire nel momento sbagliato. Dopo due ore di attesa infruttuosa all'aperto qualunque osservatore desiste. Meglio poter scegliere il momento giusto. L'uso di agili 4X4 appositamente modificati permette al gruppo, o anche solo ad una sua parte, di uscire e spostarsi senza vincoli di orari.

Questi ed altri accorgimenti, da soli, aumentano notevolmente le possibilità di successo rispetto ad altre strategie di osservazione in cui orari di uscita e destinazione sono prefissati e non modificabili. Per saperne di più.

Questo nostro articolo è stato copiato abusivamente più volte su vari Blog. Due sono attualmente oggetto di azione legale.

Viaggio a Fuerteventura: la nascita dell'oceano Atlantico



Fuerteventura appartiene all'arcipelago delle Canarie, per la precisione alle Canarie Orientali.
Nell'arcipelago è la seconda isola per estensione, dopo Tenerife.
Se si escludono alcune località sulle coste settentrionale e orientale e alcuni villaggi dell'entroterra, Fuerteventura è un'isola selvaggia e meravigliosa dal punto di vista naturalistico e paesaggistico.
Chi è interessato alla geologia trova nelle rocce dell'isola tutta la storia dell'evoluzione dell'oceano Atlantico negli ultimi 200 milioni di anni.
Le prime manifestazioni vulcaniche risalgono infatti ai primi stadi del processo di separazione fra Africa e America e sono avvenute sulla "scarpata continentale" dell'Africa nord occidentale, cioè quella parte del continente africano che era già stata ricoperta dalle acque del nascente oceano.
Il sollevamento, dovuto proprio all'inizio dell'attività vulcanica, ha portato in superficie gli strati rocciosi interessati da quei fenomeni. La successiva erosione li ha resi visibili. Oggi un occhio allenato può leggere e raccontare quegli eventi come se gli strati di roccia fossero le pagine di un libro. La costa occidentale dell'Isola, i rilievi circostanti il villaggio di Betancuria e la penisola di Jandía offrono gli affioramenti rocciosi più interessanti e la possibilità di escursioni davvero gratificanti anche sotto l'aspetto paesaggistico.
Fuerteventura offre però anche fenomeni più recenti legati, per esempio, alle fluttuazioni climatiche degli ultimi milioni di anni. Molte delle spiagge di Fuerteventura, le dune di Corralejo e dell'Istmo de La Pared - analogamente alle dune di Lanzarote e di Gran Canaria - sono infatti costituite da frammenti di conchiglie e di ossa di organismi che vivevano sull'isola e sui suoi bassi fondali quando il clima era più fresco e il livello dell'oceano più basso di diverse decine di metri. Questa situazione si è verificata più volte, per esempio durante le glaciazioni. Contrariamente a quanto si legge ovunque nel web, le dune di Fuertventura non hanno quindi nulla a che vedere con la sabbia sahariana. Questa è infatti composta di minuti granuli di quarzo, mentre le dune di Fuerteventura sono composte di granuli di carbonato di calcio provenienti dalla disgregazione di conchiglie*.
Non c'è un punto di Fuerteventura in cui non sia possibile leggere un capitolo della storia dell'evoluzione del nostro pianeta.
Molto interessante a Fuerteventura è anche la flora. Il clima semidesertico e la conformazione del sottosuolo generano una varietà davvero sorprendente di ecosistemi, ciascuno con un'associazione particolare di essenze vegetali. Anche per questo Fuerteventura è Riserva della Biosfera UNESCO dal 2009.
90° EST organizza un viaggio a Fuerteventura con l'accompagnamento di un geologo o di un naturalista. Il viaggio è articolato in modo da offrire una conoscenza dell’Isola dal punto di vista ambientale, paesaggistico e umano, ma anche per approfittare degli infiniti momenti di puro piacere che questa terra e l'oceano circostante offrono ai visitatori.

* Le sabbie di Fuerteventura e le concrezioni bianche della cosiddetta "popcorn beach" - che non sono frammenti di corallo ma pezzi di calcare provenienti dalle alghe calcaree - andrebbero lasciate sul posto e non prelevate. Questi materiali non hanno alcun valore economico e sono estremamente comuni sui litorali di mezzo mondo, ma quelli di Fuerteventura non sono "rinnovabili". Si sono infatti formati molte di migliaia di anni fa e per riformarsi richiedono le condizioni ambientali di allora. Se vai a Fuerteventura non portare a casa sabbia o altri materiali che trovi sulla spiaggia.

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Paolo Cortini   Paolo Cortini - 90° EST

I nostri trucchi per non perdere l'aurora boreale

L'aurora boreale è una cosa seria, specialmente se hai deciso di partire per l'Islanda apposta per vederla. Abbiamo già esposto in questo post le considerazioni astronomiche che ci hanno guidato nella scelta del periodo per i nostri viaggi a caccia di aurore. Ora vi raccontiamo qualche altro dettaglio sulla scelta dei luoghi e sulle strategie per sfruttare al meglio la benevolenza del cielo. Abbiamo scelto un percorso attraverso i luoghi più belli della costa meridionale, e fin qui...capaci tutti. Abbiamo scelto gli alloggi in modo da disporre velocemente di buona visibilità verso nord perché...se sei andato in Islanda per vedere l'aurora, ma dietro il tuo bellissimo albergo c'è una montagna che copre il cielo...tanto valeva stare a casa. Abbiamo scelto di viaggiare con agili 4X4 perché se all'una di notte scopri che a 20 chilometri da dove alloggi il cielo è sereno e sono tutti con il naso all'insù, ma...l'autista del tuo bus è andato a dormire o ha bevuto una birra e non può guidare...tanto valeva stare a casa. Ecco allora che tornano utili tanti piccoli accorgimenti fra cui i collegamenti via web h24 con alcune istituzioni:
MET Office islandese per le condizioni di copertura del cielo:
Space Weather Prediction Center del NOAA per le mappe del cielo in tempo reale e per le mappe previsionali:
Magnetometro dell'Istituto Geofisico di Tromsø
Quest'ultima risorsa è particolarmente utile. Non fa una previsione ma ci dice esattamente cosa sta succedendo nell'alta atmosfera in tempo reale. A che serve? Serve, per esempio, per evitare uscite a vuoto. Inutile partire armati di buona volontà all'imbrunire se non c'è speranza. Dopo due ore di osservazione infruttuosa chiunque desisterebbe. Meglio allora starsene comodi e al caldo e uscire al momento giusto. Questo strumento è fondamentale e, da quando è disponibile, ha davvero cambiato le sorti dei cacciatori di aurore.
Questa disponibilità di fonti scientifiche e sedici anni di dimestichezza di 90° EST con il territorio islandese sono gli ingredienti dei nostri viaggi e la miglior garanzia per chi si accosta a questa esperienza.
Se vuoi venire a vedere l'aurora boreale con i tuoi occhi...queste sono le nostre proposte.

Viaggio in Islanda a luglio: è il periodo giusto?

La fioritura del Lupinus nootkatensis
Quando si decide di pianificare un viaggio in Islanda può essere utile considerare che l'Isola offre preogative diverse durante l'anno ma anche nel corso della medesima stagione.
Se consideriamo, per esempio, la sola estate, fra l'inizio di luglio e la fine di agosto le differenze sono sorprendenti. La più evidente riguarda la distribuzione della luce. Per tutto il mese di luglio la luce è presente, e abbondante, anche nelle ore "notturne". Oltre ad essere una situazione insolita, specialmente per chi vive a latitudini meridionali, l'abbondanza di luce regala condizioni di illuminazione sempre diverse a tutto vantaggio dei contemplatori e degli appassionati di fotografia. Con i nostri gruppi capita spesso di sfruttare orari insoliti anche per brevi escursioni in auto o a piedi.
Le fioriture sono nel loro massimo splendore nel mese di luglio. Intere regioni sono ricoperte dai fiori del Lupinus nootkatensis, pianta infestante originaria del Canada e dell'Alaska, introdotta in Islanda intorno al 1960 e ora diffusa nelle aree costiere e nel primo entroterra, speciamente in quelle regioni in cui l'erosione del suolo impedisce la crescita di altre essenze.
I "cuscini" di Silene acaulis e le infiorescene di decine di altre specie colorano le zone desertiche nel mese di luglio, mentre gli uccelli migratori, impegnati nella nidificazione, sono facilmente osservabili. Pulcinella di Mare, Sterne artiche, Stercorari, Fulmari, Cigni e decine di altre specie popolano scogliere, praterie, lagune e stagni in tutta l'Islanda.
La neve residua dell'inverno è ancora presente negli Altopiani, specialmente nella prima metà del mese, e regala occasioni per attività e scenari che ci si aspetterebbe di trovare in altre stagioni.
Allora luglio è il mese migliore per un viaggio in Islanda? Non è detto. Per esempio l'aurora boreale, visibile in Islanda da metà agosto ai primi giorni di aprile, non può essere osservata nel mese di luglio proprio a causa dell'abbondanza di luce. Alcuni ambienti, specialmente costieri, esprimono il massimo del loro fascino in inverno piuttosto che in estate. Un nostro articolo, questo, presenta un quadro delle prerogative d'Islanda nel corso dell'anno. Notizie utili si trovano fra le domande e le risposte nei commenti.
Nel mese di luglio 90° EST ha in programma due spedizioni in Islanda in cui le attività di ogni giornata sono studiate proprio per approfittare delle caratteristiche migliori di questo periodo:
La fioritura della Silene acaulis

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Paolo Cortini   Paolo Cortini - 90° EST

Aurora Boreale, piccole coincidenze cercate ostinatamente



Più di un anno fa abbiamo fissato le date dei nostri viaggi invernali in Islanda a caccia di Aurore Boreali. Abbiamo preso in considerazione, come ogni anno, tutti i parametri disponibili: fasi lunari, orari in cui la luna sorge e tramonta, rapporto fra ore di luce e ore di oscurità, statistiche meteorologiche, prossimità agli equinozi, tutto... Secondo i nostri calcoli tre "finestre" risultavano particolarmente favorevoli. La prima era compresa fra mercoledì 14 e mercoledì 21 febbraio. Aggiudicato. Quelle sarebbero state le date del primo dei tre viaggi dell'inverno 2018. Non sabato-sabato, come sarebbe normale per chi organizza viaggi. Mercoledì-mercoledì.
Lunedì 5 febbraio il NOAA ha emesso il consueto bollettino settimanale di previsione dell'attività magnetica del Sole - e, quindi, dell'aurora boreale - per i 27 giorni successivi. Il risultato è quello in figura. La settimana dal 14 al 21 febbraio appare oggi la più favorevole per l'osservazione dell'aurora boreale non solo perché la luna è assente o poco luminosa - questo lo sapevamo già un anno fa - ma perché l'indice Kp appare più elevato rispetto alle settimane precedenti e successive e questa è la piacevole coincidenza.
Non resta che prepararsi, insieme con i viaggiatori in partenza con noi per l'Islanda proprio il 14 febbraio, e studiare fin da ora le carte meteorologiche in modo da essere nel posto giusto al momento giusto.
E' presto per cantare vittoria. Troppa spavalderia porta iella [/ièl·la/] ma sorridere, intanto, è lecito...
Attendiamo le prossime emissioni del bollettino per verificare se ci abbiamo azzeccato anche per le altre due partenze: 7 - 14 marzo (ancora qualche posto libero) e 14 - 21 marzo (gruppo completo). 

Chi ha scritto questo articolo?
http://www.90est.it/paolo_cortini.html   Paolo Cortini - 90° EST

Nuovo territorio per i viaggi in Islanda di 90° EST dall'estate 2019


Dal 2003, stagione dopo stagione, i nostri viaggi in Islanda si arricchiscono di nuove località, il più delle volte sconosciute al grande pubblico. E' una delle tante magie di questo territorio: quando pensi di conoscere e di aver visto tutto, capita che un tuo amico islandese ti chieda: "Sei mai stato a...?" Questa volta la risposta è stata "No" e, immediatamente, siamo partiti per un'esplorazione "lampo". E' bastato imboccare il primo bivio per la pista F210 per capire che anche in quel remoto settore meridionale della Riserva Naturale di Fjallabak...saremmo tornati con almeno uno dei nostri gruppi la prossima estate.
Così, come altre volte, l'esplorazione di questo territorio di una bellezza semplicemente disarmante, sarà completata con la complicità dei viaggiatori. Naturalmente saranno necessari nostri 4X4 modificati.
Nulla di occulto, tutto dichiarato: non possiamo dire di conoscere bene quella regione. In parte sarà una scoperta anche per noi.
Per la verità siamo già stati lì un'altra volta lo scorso mese di maggio, per un atterraggio veloce durante un volo in elicottero (Qui il filmato di quel volo). La neve copriva ancora gran parte del territorio tranne le creste e le immediate vicinanze delle sorgenti termali.
Di che regione stiamo parlando? Del settore compreso fra il ghiacciaio Mýrdalsjökull a Sud e il ghiacciaio Torfajökull a Nord. Il suo elemento meno sconosciuto è il monte Mælifell, praticamente un cono di muschio fluorescente in un mare di sabbia nera a pochi chilometri dal ghiacciaio.
Questa regione è attraversata dal percorso di uno dei trekking più belli al mondo, il famoso Laugavegur.
Questo è il programma del viaggio dal 6 al 20 luglio, qui trovi tutti i nostri viaggi in Islanda.

Qui tutti i programmi e i documenti informativi

Paolo Cortini - 90° EST