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Viaggio naturalistico a La Palma (Canarie)


Torna il nostro viaggio naturalistico a 360° nella più bella delle Canarie: La Palma.
Dal 31 maggio al 9 giugno ci lasceremo coccolare dalla sua natura prorompente, dalle sue foreste, dai suoi deserti, dai suoi fondali, dai suoi vulcani e dal cielo stellato migliore dell'emisfero boreale.
Ben quattro di noi, due dei quali vivono a La Palma, sono coinvolti a vario titolo nell'organizzazione dei contenuti, degli itinerari, delle visite e, perché no, degli "accessori": Laura (Biologia), Paolo (Geologia), Elena (Astronomia), Pietro (Cucina).
Alloggeremo in cinque appartamenti in stile tradizionale canario nel villaggio di El Paso, alle pendici occidentali del Monte Taburiente, che condividono ampi spazi comuni, una piscina e bei giardini.
Esploreremo l'isola in tutti i suoi ambienti, con le migliori escursioni a piedi, bagni nella spiagge più isolate e panoramiche, visiteremo gli osservatori astronomici più importanti d'Europa sulla vetta di Roque de los Muchachos, vero tempio mondiale dell'astrofisica.
Disporremo di quattro auto per muoverci a La Palma, in modo da poter dividere il gruppo nel caso in cui qualcuno preferisse trascorrere una giornata in autonomia.
Vista la qualità eccezionale del cielo di La Palma, il nostro gruppo dispone di un proprio telescopio montato sul terrazzo di uno degli appartamenti. Oltre a permettere l'osservazione di oggetti celesti, il telescopio è attrezzato con un set completo di strumenti di astrofotografia. In questo modo chi fosse interessato può fotografare la volta celeste, la Via Lattea, galassie e ammassi stellari montando la propria macchina fotografica sulla nostra strumentazione.
Il programma del nostro viaggio a La Palma

La foresta di pino canario nel tratto iniziale della Ruta de los Volcanes

Un tratto della Ruta de los Volcanes ai margini della foresta di pino canario

Settore centrale della Ruta de los Volcanes

La cupola del telescopio Grantecan a Roque de los Muchachos

I telescopi M.A.G.I.C. a Roque de los Muchachos

Le saline di Fuencaliente

Tramonto alle saline di Fuencaliente

Tramonto alle saline di Fuencaliente

La Via Lattea al faro di Fuencaliente

Un maschio di Gallotia galloti palmae, la lucertola endemica di La Palma

Un villaggio sulla costa settentrionale dell'isola 

Santa Cruz de La Palma

Santa Cruz de La Palma

Foresta della media altitudine di La Palma

Foresta di pino canario a El Pilar, La Palma


Quante ore di luce ci sono in Islanda?


Classico dubbio, o curiosità, di chi progetta un viaggio in Islanda. Quante ore di luce, o di oscurità, ci sono in un giorno?
Può sembrare una questione di poco conto, ma non lo è. Qualche esempio.
Normalmente si pensa che l'inverno sia la stagione dell'aurora boreale, in Islanda. E' vero ma se conosci esattamente la distribuzione fra ore di luce e ore di oscurità puoi scegliere un periodo che offra le migliori opportunità notturne per l'aurora e anche tantissima luce diurna per vedere tutto il resto. L'aurora si forma tipicamente fra le 21 e le 3 del mattino, più o meno. E' quindi del tutto inutile scegliere un periodo in cui sia buio alle 4 di pomeriggio perché tanto prima delle 21 l'aurora non sarà visibile. Meglio allora scegliere un periodo in cui sia buio a partire dalle 21, in modo da godersi le ore di luce vedendo altre meraviglie. Con questo criterio è facile scoprire che non serve nemmeno attendere l'inverno per avere buone possibilità di vedere l'aurora. Le condizioni sono già favorevoli nella seconda metà di agosto.
Il periodo in cui, invece, si può beneficiare di infinite ore di luce in Islanda va da metà aprile ai primi di agosto. In questo periodo, sebbene il sole cali al di sotto dell'orizzonte, non diventa mai completamente buio. È una condizione molto suggestiva che offre grandi opportunità ma che pregiudica completamente la possibilità di vedere l'aurora boreale.
Ecco una tabella riassuntiva che riporta gli orari dell'alba e del tramonto per ogni primo e quindicesimo giorno di ogni mese e per i giorni di partenza dei viaggi in Islanda di 90° EST.
Ma a parte la luce, quali sono le altre differenze "ambientali" fra un periodo e l'altro? Te lo raccontiamo qui.
Se invece cerchi informazioni sull'aurora boreale qui trovi tutti i nostri articoli su questo argomento.

Data Alba Tramonto Viaggi di 90° EST
1 gennaio 11.19 15.43
15 gennaio 10.54 16.20
1 febbraio 10.08 17.15
3 febbraio 10.03 17.20"Speciale Aurora Boreale"
10 febbraio 09.41 17.43"Speciale Aurora Boreale"
24 febbraio 08.54 18.28 "Speciale Aurora Boreale"
8 marzo 08.09 19.08 "Speciale Aurora Boreale"
14 marzo 07.50 19.25
1 aprile 06.46 20.18
15 aprile 05.56 21.01
1 maggio 05.00 21.51
15 maggio 04.13 22.37
1 giugno 03.23 23.30
15 giugno 02.57 23.59
1 luglio 03.05 23.56
6 luglio 03.17 23.45
15 luglio 03.40 23.24
1 agosto 04.34 22.31
3 agosto 04.42 22.22
10 agosto 05.04 21.59 "Piena estate in Islanda"
15 agosto 05.18 21.43
17 agosto 05.26 21.34 "Torna l'Aurora Boreale"
1 settembre 06.09 20.43
15 settembre 06.50 19.53
1 ottobre 07.36 18.56
15 ottobre 08.17 18.08
1 novembre 09.10 17.10
15 novembre 09.56 16.27
1 dicembre 10.45 15.47
15 dicembre 11.16 15.29

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Le strategie di 90° EST nelle varie stagioni per un viaggio in Islanda.

"Vedremo l'aurora boreale in Islanda?"


"Quante probabilità abbiamo di vedere l'aurora boreale in Islanda?"
Chi ci pone quotidianamente questa domanda sa che la risposta non è scontata. Ha probabilmente già raccolto opinioni discordanti fra amici e conoscenti che hanno già fatto un viaggio con l'idea di vedere l'aurora boreale. Qualcuno c'è riuscito, altri non hanno visto nemmeno le stelle.
Abbiamo più volte affrontato l'argomento su questo blog: il successo dipende fortemente da alcune strategie - in particolare dalla dimestichezza con l'uso di fondamentali strumenti tecnico/scientifici - e dalla possibilità di muoversi liberamente con un veicolo ad ogni ora della notte. L'aurora si può infatti manifestare in un momento qualsiasi, può durare un minuto come ore ed è visibile, ovviamente, solo se il cielo è sereno.
Esistono strumenti che possono dirci - con qualche giorno di anticipo - quale notte offra maggiori probabilità che l'aurora si sviluppi. Questo ci permette di prepararci e di distribuire efficacemente energie e attività. Altri strumenti possono indicarci l'orario più probabile in ciascuna notte. Altri ancora, i magnetometri, ci dicono cosa sta accadendo sopra le nostre teste senza nemmeno uscire a guardare e senza che sia necessariamente sereno in quel momento. Questi ultimi - essenziali se il cielo è coperto nel punto in cui ci troviamo - ci evitano di partire al momento sbagliato e di esaurire la nostra dose di pazienza quando non c'è alcuna speranza. Non è poco perché, se il cielo è sereno, possiamo dormire o fare altro, al caldo, conservando speranze ed energie in attesa del "segnale". Se il cielo non è sereno possiamo consultare modelli meteorologici estremamente dettagliati (e sfruttare la dimestichezza con i microclimi locali). Possiamo così sapere in che direzione spostarci e di quanti chilometri per trovare cielo sereno. La combinazione dei dati dei magnetometri con quelli dei modelli meteorologici è responsabile, da sola, di buona parte delle osservazioni degli ultimi anni per i nostri gruppi.
La quasi totalità dei viaggiatori che vanno in Islanda per cercare l'aurora boreale resta all'alloggio in caso di cielo coperto, non sapendo che è possibile trovare cielo sereno - con un'approssimazione più che accettabile - se si conosce l'interazione fra la direzione del vento e l'orografia.
Veicoli 4X4 speciali, capaci di muoversi anche nella neve e con qualsiasi condizione meteorologica, un accompagnatore che conosce questi fenomeni, sa interpretare tutti i dati scientifici e che ha dimestichezza assoluta con il territorio, completano la "dotazione" di 90° EST nei viaggi in Islanda a caccia di aurore boreali.
È davvero necessaria tutta questa organizzazione? Si può scegliere di affidarsi al caso o prendere un bus che parte e rientra ad un orario predefinito senza alcun supporto tecnologico. Può essere la tua notte fortunata ma nulla di più.
Per rispondere direttamente alla domanda iniziale possiamo dire che tutti i viaggiatori che sono venuti in Islanda con noi in inverno e il 95% di quelli che sono venuti in Islanda con noi nella seconda metà di agosto hanno visto l'aurora boreale. Basta questo per "garantire" il successo? Ovviamente no. Un fenomeno naturale non può mai essere garantito e capiterà certamente, prima o poi, che un nostro gruppo non veda l'aurora boreale nonostante le migliori intenzioni ed miglior supporto tecnologico.
90° EST offre però qualcosa in più che non l'impegno a fornire il massimo della competenze, dell'intraprendenza e della dimestichezza con l'aurora boreale. Offre la possibilità di osservarla in contesti particolarmente suggestivi. Chiunque abbia visto bene l'aurora boreale sa che molto del suo fascino dipende dall'ambiente in cui si è immersi nel momento in cui compare. Il parcheggio di un albergo o un'area di sosta per i bus non offrono le stesse sensazioni di un passo di montagna, di un altopiano innevato o di una laguna glaciale in cui gli unici "ospiti" sono i propri compagni di viaggio.
Tutti i nostri articoli riguardanti l'aurora boreale sono raccolti qui.
Questi sono i nostri viaggi di febbraio e marzo, questo è il viaggio della seconda metà di agosto.
Se la tua passione è la fotografia, abbiamo preparato una guida per fotografare l'aurora boreale.

Chi ha scritto questo articolo?
http://www.90est.it/paolo_cortini.html  Paolo Cortini - 90° EST


 

Viaggio in Patagonia


Viaggio in PatagoniaQualche giorno fa, in una di queste molteplici e lunghe serate di lockdown che ci tengono ahimè ancora lontani dai nostri amati viaggi (nell'emisfero sud ci stiamo avvicinando al solstizio d’inverno e sfortunatamente la situazione qui in Cile e in altri paesi del Sudamerica non si è ancora normalizzata per quanto riguarda la diffusione del Covid-19) stavo guardando un film praticamente sconosciuto in Italia sulla storia e del “quasi” conflitto bellico tra Cile e Argentina.
Il lungometraggio si intitola “Mi mejor enemigo” (Il mio miglior nemico) e mostra come qui, in Patagonia, le differenze storiche, culturali e geografiche siano praticamente inesistenti tra un lato e l’altro della frontiera. I due presidi militari si trovano faccia a faccia a difendere un confine di fatto inesistente. Dopo i primi mesi di noiose giornate in trincea chiedendosi il perché di una guerra tanto inutile, finalmente i due schieramenti decidono di riavvicinarsi con l’immancabile partita di calcio seguita da un buon mate e da un asado patagonico.
Dare una definizione univoca della Patagonia risulta sempre molto complesso.
Dal punto di vista geografico la Patagonia comprende un vasto territorio, condiviso tra Cile e Argentina, che si estende per più di un milione di chilometri quadrati in quello che viene definito il Cono Sud, quell'ultima fetta triangolare situata nell'estremo meridionale del Sudamerica stretta tra la morsa dagli oceani Atlantico ad est e Pacifico ad ovest e delimitata a nord dai corsi dei fiumi Colorado e Bio Bio rispettivamente in Argentina e Cile. Una regione vasta, piena di contrasti e con una bassissima densità abitativa, che da secoli attrae esploratori e viaggiatori ma della quale stentiamo a riconoscere l’origine etimologica.
Parco Nazionale Torres del Paine, Patagonia
Molti sono ancora convinti che il termine “Patagones” con cui Magellano battezzò gli indigeni durante uno dei primi storici incontri nella baia di San Julian, faccia riferimento ai grandi piedi di questi ultimi (“pata” in spagnolo significa piede o meglio zampa). Il nostro connazionale Antonio Pigafetta, che scrisse il diario di bordo della spedizione e che riuscì a far rientro in Europa alcuni anni più tardi, non svelò mai la ragione etimologica del termine, sebbene dalla metà del XVI secolo inizino ad apparire le prime mappe con impresso il termine descrittivo della regione.
Diversi autori hanno cercato in maniera contrastante di descriverne il paesaggio, i cieli, la solitudine dei grandi spazi e di mettere nero su bianco le proprie sensazioni per cercare di dare un’anima a questa terra lontana.
Bruce Chatwin la definisce “un’amante difficile. Lancia il suo incantesimo. Un’ammaliatrice. Ti stringe tra le sue braccia e non ti lascia più.”.
Per Charles Darwin è “una regione piatta, interrotta solo da poche valli e depressioni insignificanti. Ovunque il paesaggio presenta lo stesso sterile aspetto; un terreno sassoso e secco sostenta solo ciuffi d’erba bruna e avvizzita e pochi stentati cespugli spinosi.”.
Per lo scrittore Luis Sepulveda, scomparso tristemente nell'aprile del 2020, la Patagonia rappresenta un luogo […] “sospeso tra la terra e il cielo”; mentre il buon vecchio Alberto De Agostini si meraviglia di fronte alle sue montagne e alle […] “aduste pareti di granito che sovrastano per mille o duemila metri sul proprio capo; si rimane fortemente impressionati e ci si convince che per arditezza di forme e per attrazione alpinistica, non hanno niente da invidiare ai più celebri colossi delle nostre Alpi.”.
Per conoscere questa terra e cercare di scalfirne il significato, non c’è altro modo se non quello di esplorarla, calpestarla e navigarla. È appunto dietro questa filosofia di conoscenza che ruota il viaggio in Patagonia che vi proponiamo. Un viaggio che ci porti ad attraversare le sue terre immense e desolate, sterili per certi versi come le descrive Darwin, ma piene di vita e biodiversità nascoste; un viaggio che ci permetta di avvicinarci ai bastioni prorompenti delle verticali pareti di granito delle sue montagne, dal Cerro Torre alle guglie del Fitz Roy fino all'imponente massiccio delle Torri del Paine; un viaggio che ci porti a navigare tra le gelide acque dei suoi immensi laghi turchesi, a tu per tu con i giganti di ghiaccio del Campo de Hielo Patagonico Sur, come il Perito Moreno o l’Upsala, ma anche a navigare tra le acque australi del Canale di Beagle, attraversate durante le esplorazioni scientifiche di inizio Ottocento da Darwin stesso.
Un percorso ideato anche per “sentire” la Patagonia sulla propria pelle, con camminate lungo sentieri escursionistici dall'immenso valore paesaggistico, naturalistico e fotografico, in cui saremo affiancati dall'immancabile compagno di tutti i trekking: il vento.
Scopo dell’itinerario è quello di conoscere le differenze che arricchiscono la Patagonia, dove i confini sono solamente politici ma non fisici, dove non esiste un Cile o un’Argentina ma solamente una storia ed una cultura comuni.
Solo percorrendo le strade della Patagonia - e non volando velocemente da un punto all'altro - è possibile intuire il senso di isolamento e lontananza che qui gli uomini hanno provato per secoli. Una condizione che si manifesta oggi nel carattere e nelle tradizioni di queste popolazioni. Ecco perché durante il nostro viaggio ci troveremo non solo a camminare o a navigare, ma anche a percorrere lunghi tratti stradali attraverso la Patagonia continentale e la Terra del Fuoco fino a raggiungere l’ultimo insediamento degno di nome del Sudamerica, Ushuaia.
Insomma, come disse il grande poeta iberico Antonio Machado “È camminando che si fa il cammino”.

Il programma del nostro Viaggio in Patagonia
Marco Rosso , guida di 90° EST in Patagonia, ha scritto questo articolo.


Il massiccio del Fitz Roy durante il viaggio in Patagonia

Una sera a Kirkjubøur

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Viaggio a La Palma: l'Osservatorio di Roque de los Muchachos




A Roque de los Muchachos, sul picco più alto dell'isola di La Palma, nelle Canarie occidentali, si trova uno dei più prestigiosi osservatori astronomici del pianeta.
Raccoglie telescopi e altri strumenti scientifici di tutte le nazioni d'Europa ed è gestito dall'Istituto di Astrofisica delle Canarie. Il Gran Telescopio Canarias ("Grantecan" con uno specchio primario di 10,4 metri di diametro, il più grande al mondo), il telescopio italiano Galileo (diametro  3,58 metri), il Swedish Solar Telescope, il William Herschel Telescope (diamentro 4,2 metri) e il MAGIC Telescope (Major Atmospheric Gamma-ray Imaging Cherenkov Telescope) sono alcuni degli strumenti installati a Roque de los Muchachos.
Attualmente Roque de los Muchachos si trova in competizione con il vulcano Mauna Kea, alle Hawaii, per la costruzione del TMT (Thirty Meter Telescope), che, una volta realizzato, sarà il più potente telescopio terrestre mai costruito.
Il sito è un luogo di grande fascino per tutti gli appassionati di astronomia, di scienza e di montagna.
Roque de los Muchachos si trova ad un'altitudine di 2426 metri e gode di cielo sereno per più di 300 giorni all'anno. L'assenza di inquinamento luminoso e la stabilità dell'aria lo rendono uno dei luoghi migliori dell'emisfero boreale per l'osservazione delle stelle.
Il panorama è grandioso: sul lato meridionale si apre la Caldera de Taburiente, un'immensa incisione nell'edificio del vulcano Taburiente, ora inattivo. Tutto intorno è visibile l'oceano, 2400 metri più in basso, in cui si scorgono le isole di Tenerife, La Gomera ed El Hierro.
La vetta della montagna è spoglia ma già 200 metri più in basso il vulcano è interamente ricoperto da una meravigliosa foresta di pino canario.
A Roque de los Muchachos iniziano numerosi percorsi escursionistici, tutti molto panoramici, che permettono di ammirare il grandioso scenario offerto dalla Caldera de Taburiente, dalle isole vicine e dalle grandi cupole bianche che ospitano i telescopi.
Nel nostro viaggio a La Palma, Roque de los Muchachos è protagonista con una visita approfondita al Gran Telescopio Canarias e con una bella escursione a piedi che permette di osservare fenomeni interessantissimi legati alla passata attività del vulcano Taburiente.
Durante il viaggio è poi prevista almeno un'osservazione del cielo al telescopio (non il Grantecan...e nemmeno il telescopio Galileo, ma un professionale e potente Celestron ;)

Islanda: speciale aurora boreale


Partenze in calendario:
Islanda in 4X4: Altopiani e Aurora Boreale agosto 2025
Islanda Speciale Aurora Boreale febbraio/marzo 2026

L'aurora boreale è un fenomeno luminoso dell'alta atmosfera terrestre prodotto dall'interazione tra le particelle provenienti dal sole (il cosiddetto "vento solare") e le particelle che compongono i livelli più esterni della nostra atmosfera.
Per poter osservare l'aurora boreale è necessario tenere in considerazione alcuni elementi importanti e pianificare un viaggio che rispetti alcune condizioni. Ecco quali.

1) Dove?
L'aurora si sviluppa tipicamente in una fascia di cielo a cavallo del circolo polare artico. Tra tutte le terre che si trovano alla corretta latitudine, alcune si distinguono per la bellezza dei loro scenari e per la varietà di ambienti e situazioni. L'Islanda, da questo punto di vista, è ineguagliabile.

2) Quando?
Per vedere l'aurora boreale è necessario che il cielo sia scuro e sereno. L'oscurità notturna, in Islanda, è sufficientemente estesa da metà agosto a metà aprile.
La presenza della luce lunare, di norma, non aiuta, ma una leggera illuminazione lunare può essere utile agli appassionati di fotografia perché permette di ottenere immagini in cui anche il paesaggio sia riconoscibile. Le migliori condizioni si ottengono quindi considerando non solo le fasi lunari ma, soprattutto, gli orari in cui la luna sorge e tramonta.
Abbiamo affrontato questo argomento sulla nostra guida su aurora boreale e fasi lunari.
Fondamentale per un viaggio gratificante in Islanda è il rapporto tra ore di luce e ore di oscurità. Nel lungo periodo in cui l'aurora è potenzialmente visibile, cioè da metà agosto ai primi di aprile, si può scegliere un periodo che offra 4 ore di luce al giorno o uno che ne offra 10. Le probabilità di vedere l'aurora sono le stesse perché il fenomeno si sviluppa tra le 21 e le 3 del mattino, ma sarebbe un peccato andare in Islanda quando la luce diurna è talmente scarsa da impedire, di fatto, di apprezzare ciò che l'Isola offre di giorno. Ciò che distingue l'Islanda da altre destinazioni da cui è possibile vedere l'aurora boreale è proprio l'eccezionale varietà di scenari che l'Islanda offre con la luce diurna. Eviteremo quindi i periodi in cui questa è troppo scarsa: i mesi di novembre, dicembre e parte del mese di gennaio.

3) Fattori astronomici e meteorologici
Nel periodo esteso tra metà agosto e i primi giorni di aprile la copertura nuvolosa in Islanda è statisticamente meno insistente a fine agosto e da metà febbraio in poi. [A]
La Terra si deve trovare sulla traiettoria di una CME (Coronal Mass Ejection, Espulsione di massa coronale), cioè un flusso di "plasma" proveniente dal Sole che si verifica in occasione di particolari esplosioni sulla "superficie" della nostra stella o di una "corrente" di vento solare ad alta velocità, HSS ("High-speed solar wind streams" prodotte nei cosiddetti "Coronal Holes"). Questi fenomeni non sono esattamente prevedibili, ma è possibile conoscere, con un discreto anticipo, quali saranno i periodi in cui sarà più probabile che queste circostanze si verifichino. Numerosi strumenti scientifici, sempre più attendibili, permettono poi di conoscere, nel corso di una notte, quali siano gli orari più promettenti. Affinché le probabilità di incontrare le giuste condizioni di attività solare siano significative è necessario considerare un viaggio che preveda un certo numero di notti. In un viaggio che duri meno di 5 giorni le probabilità di successo sono affidate alla sola fortuna. [B]
L'aurora boreale si sviluppa tipicamente in un lasso di tempo di circa sei ore a cavallo della mezzanotte. E' quindi assolutamente inutile scegliere un periodo in cui sia buio alle 4 di pomeriggio (come sarebbe a novembre, dicembre e parte di gennaio) perché, comunque, l'aurora boreale non comparirà prima delle 21.

4) Durata del viaggio
Per avere buone probabilità di vedere l'aurora è necessario considerare un certo numero di notti. Come abbiamo visto, il fenomeno può essere osservato quando si verificano, contemporaneamente, le situazioni che abbiamo appena descritto. Non basta, quindi, avere cielo sereno.
In un viaggio in Islanda che preveda meno di 5 notti le probabilità di osservare l'aurora sono affidate unicamente al caso. Se si considera che non è possibile restare sempre svegli, che è necessario avere cielo sereno e la giusta attività solare, conviene prevedere almeno 5 notti per avere una ragionevole speranza di vedere l'aurora.
Cos'è possibile vedere delle meraviglie d'Islanda in un viaggio che preveda 5 notti? Quasi niente, considerando anche che la prima e l'ultima notte saranno trascorse a Reykjavík.
Per raggiungere le zone più interessanti, quelle che meritano di essere viste, serve tempo e conviene prevedere un giorno in più del minimo necessario a completare l'itinerario. Una chiusura temporanea della viabilità è, infatti, sempre possibile in inverno, anche sulla Ring Road. Se abbiamo i giorni contati rischiamo di non rientrare a Reykjavík in tempo per prendere il volo di rientro.

I nostri viaggi in Islanda in calendario tengono conto di tutti questi elementi. Sono programmati nei periodi in cui le giornate sono molto luminose, permettendo di apprezzare pienamente anche ciò che l'Islanda offre di giorno. Prevedono itinerari estesi e completi in cui sia possibile raggiungere, di giorno e di notte, anche le zone selvagge.

Nei viaggi invernali, nove giorni offrono un numero di notti sufficiente ad assicurare buone probabilità di osservazione, ci permettono di allontanarci da Reykjavík raggiungendo la costa orientale e località particolarmente suggestive. Jökulsárlón è solo la più conosciuta.
Nei viaggi estivi 15 giorni ci permettono di approfittare dell'assenza di neve per esplorare gli Altopiani e tutti quei territori che in inverno non sarebbero accessibili.
Il percorso dei viaggi in Islanda invernali si snoda lungo la costa meridionale e raggiunge molte mete straordinarie come le cascate di Skógafoss e Seljalandsfoss, l'area di Vik con le scogliere di Dyrhólaey e i ghiacciai di Kviarjökull ed Heinabergsjökull con le loro piste innevate da percorrere a bordo dei nostri 4X4.
Per l'aurora boreale estiva - ne abbiamo parlato anche qui - questo è il programma del nostro viaggio della seconda metà di agosto.

[A] I nostri accompagnatori consultano i dati meteorologici in tempo reale, conoscono quindi non solo l'estensione e l'evoluzione della copertura nuvolosa, ma anche la sua altitudine. Dall'alloggio possono scegliere di spostarsi nella direzione più efficace, ma anche, ove possibile, di salire di quota per posizionarsi al di sopra della copertura nuvolosa.

[B] Dal 2003 90° EST organizza viaggi dedicati all'osservazione dell'Aurora Boreale. I nostri accompagnatori dispongono di dati in tempo reale dai principali istituti internazionali che si occupano del monitoraggio dell'attività solare. In questo modo possono conoscere, con svariate ore di anticipo, l'orario in cui si ha la massima probabilità di osservazione ed evitano di uscire nel momento sbagliato. Dopo due ore di attesa infruttuosa all'aperto qualunque osservatore desiste. Meglio poter scegliere il momento giusto. L'uso di agili 4X4 appositamente modificati permette al gruppo, o anche solo ad una sua parte, di uscire e spostarsi senza vincoli di orari.

Questi ed altri accorgimenti, da soli, aumentano notevolmente le possibilità di successo rispetto ad altre strategie di osservazione in cui orari di uscita e destinazione sono prefissati e non modificabili. Per saperne di più.

Questo nostro articolo è stato copiato abusivamente più volte su vari Blog. Due sono attualmente oggetto di azione legale.

Viaggio a Fuerteventura: la nascita dell'oceano Atlantico



Fuerteventura appartiene all'arcipelago delle Canarie, per la precisione alle Canarie Orientali.
Nell'arcipelago è la seconda isola per estensione, dopo Tenerife.
Se si escludono alcune località sulle coste settentrionale e orientale e alcuni villaggi dell'entroterra, Fuerteventura è un'isola selvaggia e meravigliosa dal punto di vista naturalistico e paesaggistico.
Chi è interessato alla geologia trova nelle rocce dell'isola tutta la storia dell'evoluzione dell'oceano Atlantico negli ultimi 200 milioni di anni.
Le prime manifestazioni vulcaniche risalgono infatti ai primi stadi del processo di separazione fra Africa e America e sono avvenute sulla "scarpata continentale" dell'Africa nord occidentale, cioè quella parte del continente africano che era già stata ricoperta dalle acque del nascente oceano.
Il sollevamento, dovuto proprio all'inizio dell'attività vulcanica, ha portato in superficie gli strati rocciosi interessati da quei fenomeni. La successiva erosione li ha resi visibili. Oggi un occhio allenato può leggere e raccontare quegli eventi come se gli strati di roccia fossero le pagine di un libro. La costa occidentale dell'Isola, i rilievi circostanti il villaggio di Betancuria e la penisola di Jandía offrono gli affioramenti rocciosi più interessanti e la possibilità di escursioni davvero gratificanti anche sotto l'aspetto paesaggistico.
Fuerteventura offre però anche fenomeni più recenti legati, per esempio, alle fluttuazioni climatiche degli ultimi milioni di anni. Molte delle spiagge di Fuerteventura, le dune di Corralejo e dell'Istmo de La Pared - analogamente alle dune di Lanzarote e di Gran Canaria - sono infatti costituite da frammenti di conchiglie e di ossa di organismi che vivevano sull'isola e sui suoi bassi fondali quando il clima era più fresco e il livello dell'oceano più basso di diverse decine di metri. Questa situazione si è verificata più volte, per esempio durante le glaciazioni. Contrariamente a quanto si legge ovunque nel web, le dune di Fuertventura non hanno quindi nulla a che vedere con la sabbia sahariana. Questa è infatti composta di minuti granuli di quarzo, mentre le dune di Fuerteventura sono composte di granuli di carbonato di calcio provenienti dalla disgregazione di conchiglie*.
Non c'è un punto di Fuerteventura in cui non sia possibile leggere un capitolo della storia dell'evoluzione del nostro pianeta.
Molto interessante a Fuerteventura è anche la flora. Il clima semidesertico e la conformazione del sottosuolo generano una varietà davvero sorprendente di ecosistemi, ciascuno con un'associazione particolare di essenze vegetali. Anche per questo Fuerteventura è Riserva della Biosfera UNESCO dal 2009.
90° EST organizza un viaggio a Fuerteventura con l'accompagnamento di un geologo o di un naturalista. Il viaggio è articolato in modo da offrire una conoscenza dell’Isola dal punto di vista ambientale, paesaggistico e umano, ma anche per approfittare degli infiniti momenti di puro piacere che questa terra e l'oceano circostante offrono ai visitatori.

* Le sabbie di Fuerteventura e le concrezioni bianche della cosiddetta "popcorn beach" - che non sono frammenti di corallo ma pezzi di calcare provenienti dalle alghe calcaree - andrebbero lasciate sul posto e non prelevate. Questi materiali non hanno alcun valore economico e sono estremamente comuni sui litorali di mezzo mondo, ma quelli di Fuerteventura non sono "rinnovabili". Si sono infatti formati molte di migliaia di anni fa e per riformarsi richiedono le condizioni ambientali di allora. Se vai a Fuerteventura non portare a casa sabbia o altri materiali che trovi sulla spiaggia.

Chi ha scritto questo articolo?

Paolo Cortini   Paolo Cortini - 90° EST

I nostri trucchi per non perdere l'aurora boreale

L'aurora boreale è una cosa seria, specialmente se hai deciso di partire per l'Islanda apposta per vederla. Abbiamo già esposto in questo post le considerazioni astronomiche che ci hanno guidato nella scelta del periodo per i nostri viaggi a caccia di aurore. Ora vi raccontiamo qualche altro dettaglio sulla scelta dei luoghi e sulle strategie per sfruttare al meglio la benevolenza del cielo. Abbiamo scelto un percorso attraverso i luoghi più belli della costa meridionale, e fin qui...capaci tutti. Abbiamo scelto gli alloggi in modo da disporre velocemente di buona visibilità verso nord perché...se sei andato in Islanda per vedere l'aurora, ma dietro il tuo bellissimo albergo c'è una montagna che copre il cielo...tanto valeva stare a casa. Abbiamo scelto di viaggiare con agili 4X4 perché se all'una di notte scopri che a 20 chilometri da dove alloggi il cielo è sereno e sono tutti con il naso all'insù, ma...l'autista del tuo bus è andato a dormire o ha bevuto una birra e non può guidare...tanto valeva stare a casa. Ecco allora che tornano utili tanti piccoli accorgimenti fra cui i collegamenti via web h24 con alcune istituzioni:
MET Office islandese per le condizioni di copertura del cielo:
Space Weather Prediction Center del NOAA per le mappe del cielo in tempo reale e per le mappe previsionali:
Magnetometro dell'Istituto Geofisico di Tromsø
Quest'ultima risorsa è particolarmente utile. Non fa una previsione ma ci dice esattamente cosa sta succedendo nell'alta atmosfera in tempo reale. A che serve? Serve, per esempio, per evitare uscite a vuoto. Inutile partire armati di buona volontà all'imbrunire se non c'è speranza. Dopo due ore di osservazione infruttuosa chiunque desisterebbe. Meglio allora starsene comodi e al caldo e uscire al momento giusto. Questo strumento è fondamentale e, da quando è disponibile, ha davvero cambiato le sorti dei cacciatori di aurore.
Questa disponibilità di fonti scientifiche e sedici anni di dimestichezza di 90° EST con il territorio islandese sono gli ingredienti dei nostri viaggi e la miglior garanzia per chi si accosta a questa esperienza.
Se vuoi venire a vedere l'aurora boreale con i tuoi occhi...queste sono le nostre proposte.

Viaggio in Islanda a luglio: è il periodo giusto?

La fioritura del Lupinus nootkatensis
Quando si decide di pianificare un viaggio in Islanda può essere utile considerare che l'Isola offre preogative diverse durante l'anno ma anche nel corso della medesima stagione.
Se consideriamo, per esempio, la sola estate, fra l'inizio di luglio e la fine di agosto le differenze sono sorprendenti. La più evidente riguarda la distribuzione della luce. Per tutto il mese di luglio la luce è presente, e abbondante, anche nelle ore "notturne". Oltre ad essere una situazione insolita, specialmente per chi vive a latitudini meridionali, l'abbondanza di luce regala condizioni di illuminazione sempre diverse a tutto vantaggio dei contemplatori e degli appassionati di fotografia. Con i nostri gruppi capita spesso di sfruttare orari insoliti anche per brevi escursioni in auto o a piedi.
Le fioriture sono nel loro massimo splendore nel mese di luglio. Intere regioni sono ricoperte dai fiori del Lupinus nootkatensis, pianta infestante originaria del Canada e dell'Alaska, introdotta in Islanda intorno al 1960 e ora diffusa nelle aree costiere e nel primo entroterra, speciamente in quelle regioni in cui l'erosione del suolo impedisce la crescita di altre essenze.
I "cuscini" di Silene acaulis e le infiorescene di decine di altre specie colorano le zone desertiche nel mese di luglio, mentre gli uccelli migratori, impegnati nella nidificazione, sono facilmente osservabili. Pulcinella di Mare, Sterne artiche, Stercorari, Fulmari, Cigni e decine di altre specie popolano scogliere, praterie, lagune e stagni in tutta l'Islanda.
La neve residua dell'inverno è ancora presente negli Altopiani, specialmente nella prima metà del mese, e regala occasioni per attività e scenari che ci si aspetterebbe di trovare in altre stagioni.
Allora luglio è il mese migliore per un viaggio in Islanda? Non è detto. Per esempio l'aurora boreale, visibile in Islanda da metà agosto ai primi giorni di aprile, non può essere osservata nel mese di luglio proprio a causa dell'abbondanza di luce. Alcuni ambienti, specialmente costieri, esprimono il massimo del loro fascino in inverno piuttosto che in estate. Un nostro articolo, questo, presenta un quadro delle prerogative d'Islanda nel corso dell'anno. Notizie utili si trovano fra le domande e le risposte nei commenti.
Nel mese di luglio 90° EST ha in programma due spedizioni in Islanda in cui le attività di ogni giornata sono studiate proprio per approfittare delle caratteristiche migliori di questo periodo:
La fioritura della Silene acaulis

Chi ha scritto questo articolo


Paolo Cortini   Paolo Cortini - 90° EST

Isole Faroe: Hestur e Koltur



Qual è il senso di un viaggio organizzato? Secondo 90° EST organizzare un viaggio è offrire situazioni e attività che un viaggiatore non potrebbe reggiungere da solo, predisporre gli ingredienti per un'esperienza di viaggio superiore, per contenuti culturali, gratificazione e rapporto con l'identità della destinazione, rispetto ad un viaggio in autonomia. Un esempio ci è offerto dal viaggio alle Isole Faroe. L'arcipelago è composto da 18 isole maggiori, si fa per dire...molte sono isole davvero piccole, di cui 17 abitate stabilmente. Alcune sono collegate fra loro per mezzo di ponti e tunnel, altre con servizi pubblici di navigazione, altre solo con imbarcazioni private o con l'elicottero. Inutile dire che quelle più isolate sono estremamente interessanti: ambiente incontaminato, comunità locali non avvezze ad un rapporto stabile con i turisti, elementi paesaggistici straordinari ma sconosciuti al grande pubblico proprio a causa dell'isolamento. Hestur e Koltur, per esempio, sono due delle isole più difficili da raggiungere. Un servizio di linea collega il villaggio su Hestur con Streymoy, l'isola maggiore, ma nessun turista si spinge fin qui. Quindici case adagiate sulla costa nord orientale dell'isola, senza alberghi, bar, musei, nessuna strada che possa permettere di raggiungere altri settori dell'isola. Il versante opposto, quello sud occidentale, presenta alcune delle grotte più grandi e profonde dell'intero arcipelago, scogliere altissime popolate da un numero incalcolabile di uccelli. Un paradiso per chi è sensibile a questi elementi ma totalmente inaccessibile in assenza di una barca privata e di personale che sappia navigare in quelle acque e in quelle grotte, che conosca i passaggi per accedere a quelle scogliere. Koltur, se possibile, è ancora più isolata. Una sola fattoria, nessun servizio pubblico di collegamento con le altre isole, il villaggio storico più bello e meglio conservato di tutto l'arcipelago. Koltur rappresenta la prima immagine che si imprime nella memoria di ogni viaggiatore che raggiunga le Faroe perché, dall'aeroporto verso la capitale Tórshavn, è la prima isola che si riconosce ed ha una morfologia aspra e inconfondibile. Evoca un'idea ancestrale di luogo isolato e umanamente inaccessibile. La storia della fattoria di Koltur e della sua isola, un granello di sabbia nella storia dell'uomo, è uno scrigno fantastico di suggestioni e dettagli per chi si avvicina con curiosità alle vicende di questo arcipelago e del suo popolo ma...se non hai una barca e qualcuno che conosca chi a Koltur vive...quest'isola resta un profilo nero e silenzioso nell'oceano. Durante il nostro viaggio alle Isole Faroe, grazie alla preziosa collaborazione con fantastici ragazzi locali, trascorriamo un'intera giornata fra Hestur e Koltur. Navighiamo all'interno delle grotte e camminiamo alla base delle falesie di Hestur, chi vuole può immergersi nelle acque dell'oceano all'interno delle grotte, andare in kayak fra Streymoy e Hestur. Su Koltur - ospiti della fattoria - visitiamo l'isola e ceniamo nel villaggio storico con un super cuoco tutto per noi. Organizzazione, personale, attrezzatura, imbarcazioni e servizi per questa giornata sono accessibili sono per un gruppo. Noi crediamo che queste siano le esperienze che caratterizzano e valorizzano un viaggio organizzato e questa è la nostra proposta per le Isole Faroe.


Due immagini invernali dell'isola di Koltur

La caccia ai globicefali alle Isole Faroe

90° EST organizza viaggi e attività alle Isole Faroe.
L'arcipelago è da anni al centro di polemiche e varie forme di protesta a causa della caccia ad una specie di cetacei, il globicefalo.
Numerosi viaggiatori ci segnalano il loro disagio di fronte a questa pratica e la loro ostilità verso la popolazione delle Isole Faroe.
I Faroesi sono davvero barbari assassini, insensibili verso l'ambiente e irrispettosi della vita?
Conosciamo bene i Faroesi e la nostra risposta è no. Quando abbiamo iniziato a frequentare le Isole Faroe, qualche anno fa, eravamo animati dallo stesso pregiudizio, poi, come spesso accade, la conoscenza e il dialogo ci hanno posti di fronte a domande nuove e nuove consapevolezze.
Quando i primi coloni hanno raggiunto le Isole, probabilmente intorno a V secolo dopo Cristo, hanno trovato un territorio di straordinaria bellezza in cui, però, le uniche forme di sostentamento arrivavano dal mare. Troppo ostile il clima per poter contare stabilmente su prodotti dell'agricoltura, troppo esiguo lo spazio per allevare bestiame a sufficienza per tutti. Il mare, sebbene pericoloso, rappresentava l'unica fonte certa di cibo. Così i Faroesi hanno iniziato a cacciare i globicefali, esattamente come nel resto d'Europa si cacciavano altre specie animali terrestri. Pesce e globicefali, per secoli, hanno rappresentato quindi un'importante e indispensabile fonte di cibo, quella che ha permesso a questo popolo di sopravvivere sulle Isole, di mantenere la propria, interessantissima cultura, la propria lingua e le proprie tradizioni. Se oggi esiste un popolo autonomo, interessante, con una cultura propria, se esiste un arcipelago unico per tradizioni, architettura, stile di vita, se questo popolo ha custodito il proprio territorio con tanto rispetto, se questo territorio meraviglioso è disponibile e intatto per gli occhi dei viaggiatori stranieri è anche perché, grazie ai globicefali, questo popolo ha potuto sopravvivere e difendere la propria autonomia. In altre parole le Isole Faroe, intese come territorio incontaminato e come cultura esistono perché, anche grazie ai globicefali, quel popolo è riuscito a sopravvivere e a perpetrare per secoli la sua identità culturale e il suo rispetto per quel territorio.
Domanda: oggi la caccia ai globicefali non è più necessaria, perché proseguire con questa pratica?
La risposta di un faroese: quella caccia fa parte della nostra cultura, i globicefali non sono a rischio estinzione.
Domanda: la caccia ai globicefali è un atto cruento su esseri sensibili, che senso ha?
La risposta di un faroese: il globicefali sono creature sensibili che trascorrono la loro vita liberi nell'oceano. Un numero irrilevante rispetto alla popolazione mondiale di globicefali viene ucciso alle Isole Faroe esattamente come accadrebbe in presenza di un predatore naturale. I bovini, i suini, i polli che voi accettate di mangiare sono allevati senza alcun rispetto per la vita e per il dolore, sono concepiti esclusivamente per il consumo umano, soffrono in ogni fase della loro esistenza e vengono uccisi senza alcun riguardo e senza che abbiano mai visto il cielo o l'erba. Perché si invoca il rispetto e si scomoda l'etica per i globicefali ma si accetta senza domande il massacro silenzioso di milioni di bovini e suini negli allevamenti intensivi?
Queste domande ci hanno posto di fronte a numerose considerazioni. Perché proviamo sdegno e dolore di fronte all'uccisione di un globicefalo ma consumiamo senza alcun imbarazzo una bistecca di manzo? Quel manzo ha vissuto una vita migliore rispetto a quella di un globicefalo ucciso alle Isole Faroe? La risposta è no. Quel manzo ha sofferto meno di un globicefalo ucciso alle Isole Faroe? La risposta è no. Scegliendo di consumare carne di manzo allevato ho compiuto un gesto più rispettoso nei confronti della vita o dell'ambiente rispetto a quello di un faroese che consuma carne di globicefalo? La risposta è ancora, e indiscutibilmente, no.
Oggi una sola organizzazione "ambientalista", Sea Shepherd" prosegue la sua campagna mediatica contro la caccia ai globicefali alle Isole Faroe. Tutte le altre, a partire da Greenpeace, hanno cessato le loro attività in quell'arcipelago. Greenpeace ha insegnato ai faroesi un modo per uccidere i globicefali riducendo la loro sofferenza. E' per questo che ai globicefali viene praticato un taglio sulla parte superiore del dorso. Se vuoi approfondire l'argomento ti segnaliamo qualche articolo che riteniamo corretto sulla base della nostra esperienza. Naturalmente la rete offre di tutto.
Per concludere, siamo favorevoli alla caccia ai globicefali alle Isole Faroe? La risposta è no, ma accettiamo che un popolo con cultura e storia diversa dalla nostra possa avere un punto di vista diverso dal nostro. L'imbarazzo di fronte alla caccia ai globicefali impone domande sul nostro stile di vita e sul rapporto fra le nostre scelte (per esempio alimentari) e il sistema di informazione. I faroesi definiscono "imperialista" l'atteggiamento di chi si scaglia contro la caccia ai globicefali senza conoscere nulla della storia, dell'ambiente e della cultura delle Isole Faroe e senza mettere minimamente in discussione il proprio atteggiamento verso le scelte di consumo. C'è del vero anche in questo.
Un ultimo dettaglio per chi vuole riflettere su questo argomento: i faroesi hanno potuto iniziare ad acquistare verdura e altri alimenti non prodotti, cacciati o pescati in loco, a partire dal 1994. Fino ad allora tutto ciò che era commestibile alle Isole Faroe era locale.

Gli Altopiani d'Islanda

Chi conosce 90° EST sa che ogni anno la nostra programmazione include nuove località anche per quelle destinazioni che frequentiamo da ormai quindici anni.
Gli Altopiani d'Islanda, per esempio, sono una vera miniera di meraviglie paesaggistiche e ambientali, una fucina di fenomeni naturali in continua e tumultuosa evoluzione. Sono uno dei pochi luoghi di questo Pianeta in cui l'essere umano trova ancora angoli inesplorati. Non sarebbe così se questa grande regione nel cuore d'Islanda non fosse difesa da vie d'accesso percorribili solo da mezzi speciali come i nostri e da un clima che non la rendesse accessibile per soli due mesi all'anno. Sembra impossibile, ma gli scenari più emozionanti d'Islanda si trovano proprio negli Altopiani.
Per l'estate 2016 abbiamo scelto di esplorare una regione meravigliosa e interessantissima al margine sud occidentale del ghiacciaio Vatnajökull. E' il territorio in cui si trova il Lago Langisjór, all'interno di una lunga depressione che fa parte del sistema vulcanico Laki-Eldgjá. Il viaggio scelto per questa esplorazione è in calendario dal 30 luglio al 13 agosto.
La regione in questione è caratterizzata da imponenti fenomeni naturali: le immense colate ricoperte di muschio delle eruzioni del vulcano Laki (1783-84 d.c.) e di Eldgjá (934 d.c.), canyon e depressioni generati dalla continua "tensione distensiva" a cui questo territorio è sottoposto, laghi cristallini, vaste coltri di tundra incontaminata e sorgenti calde.
Proprio al margine meridionale del Lago Langisjór sorge il Monte Sveinstindur, un modesto rilievo che permette di osservare in un solo colpo d'occhio l'intero lago con il ghiacciaio Vatnajökull all'orizzonte. L'altitudine dello Sveinstindur garantisce un campo visivo sufficientemente ampio da permettere di apprezzare il Vatnajökull in tutta la sua maestosa estensione.
Altre regioni degli Altopiani Centrali che frequentiamo stabilmente sono quelle dei vulcani Askja, Holuhraun, Kerlingarfjöll e Herðubreið e i deserti di Kjölur e Ódáðahraun. Negli Altopiani Orientali sostiamo alle pendici del vulcano Snæfell e nella regione di Fljótsdalur. Negli Altopiani Meridionali frequentiamo la regione di Fjallabak e Landmannalaugar.


Milano, 26 novembre. L'Islanda e l'Aurora Boreale

Cos'è l'aurora boreale? Quando e dove conviene andare a cercarla? Perché l'Islanda è una delle mete migliori per osservare questo fenomeno? Quali strumenti scientifici sono disponibili oggi per assicurarsi le migliori probabilità di successo?
90° EST presenta questo magico fenomeno dei cieli artici e introduce i viaggi in Islanda dedicati alla sua osservazione: percorsi, alloggi, mezzi 4X4, accompagnatori, strategie per le uscite notturne ed escursioni diurne nel meraviglioso scenario artico dell'Islanda meridionale.

Milano, 26 novembre, ore 21.00
Fondazione Culturale Ambrosianeum
Via delle Ore, 3
MM 1 

Ingresso libero previa iscrizione:

Avvicinamento alle Isole Faroe


Isole remote da ogni punto di vista. Lontane, sperdute, fuori dal tempo e anche dallo spazio a noi familiare. Sono abitate da un popolo strano, multicolore. Parla una lingua che sembra un esercizio a chi produce i suoni più buffi. Quando li produce. Sì perché due faroesi possono stare uno di fronte all'altro in silenzio per ore. E' facile per chiunque provenga da un altro paese pensare di aver a che fare con persone scontrose o inospitali. Non è così ma 500 chilometri di oceano per secoli e secoli hanno plasmato un linguaggio - nel senso più vasto del termine - completamente diverso da quello dell'Europa continentale e dell'America. Pensano, percepiscono il tempo (e quindi la fretta, il ritmo, le stagioni, le relazioni) in modo diverso da noi. Per questo è importante avere un "interprete", possibilmente locale, che aiuti a comprendere una terra, una cultura, uno spazio tanto lontani da ciò che siamo abituati a vivere quotidianamente.
Le Isole Faroe sono fatte di scogliere inaccessibili, creste affilate come lame, villaggi costieri in cui la vita assomiglia a quella di una base lunare: nessun contatto diretto con il resto del mondo, silenzio assoluto, autosufficienza forzata (materiale e mentale).
Sono Isole verdissime, frutto di una storia geologica affascinante che le lega, non solo culturalmente, alla sorella Islanda. Il mare è tutto, vita, morte, sostentamento, fuga e prigionia. L'Oceano Atlantico qui produce giochi incredibili. La corrente, per esempio. Quando ti allontani dalla capitale Tórshavn inevitabilmente attraversi un ponte su un fiume impetuoso. Al ritorno, poche ore dopo, il fiume scorre in senso opposto. Un'illusione? Mi sono perso? Forse era un altro ponte? No, in realtà quello non è un fiume ma un braccio di oceano che separa due isole, Eysturoy e Streymoy, e quella è la corrente di marea, cambia verso ogni sei ore. Raggiunge i 14 metri al secondo. Se sei in mare e non hai un motore potente questa corrente ti trascina a miglia e miglia di distanza dalla tua isola. Per questo i faroesi sono marinai straordinari.
A proposito di Islanda. Quando il "default" ha travolto i fratelli islandesi nel 2008 il parlamento faroese ha deliberato un prestito da 40 milioni di Euro a favore dell'Islanda. Un'enormità se si considera che alle Faroe vivono solo 48 mila persone. Soldi faroesi, non danesi. E' una lunga storia, ma l'origine di questa decisione va cercata nella solidarietà che deriva dal comune, atavico desiderio di indipendenza dalla matrigna Danimarca. L'Islanda, nel 1944, ce l'ha fatta, le Faroe no. Nel momento di massima debolezza della nazione Islanda, e di fronte al rischio che l'Isola potesse cadere di nuovo sotto il controllo dichiarato o subdolo di altre nazioni, i faroesi hanno scelto di tassarsi, correndo il rischio di rimetterci, per un ideale sempre vivissimo di libertà. Briciole di fronte alla voragine lasciata dalle banche private islandesi, ma dal punto di vista simbolico questo gesto resterà inciso nella storia delle relazioni fra i due popoli.
90° EST ha in programma un viaggio alle Faroe dal 19 al 26 giugno 2019.

Grazie

Con questo breve filmato di Saverio Camillini (e Diego Petrolo) 90° EST coglie l'occasione per ringraziare tutti i viaggiatori che, di anno in anno, ci regalano il loro tempo e le loro emozioni, condividono pensieri, stati d'animo, segreti e sogni, sorrisi, lacrime e, quando serve, calici di birra, riempiono ogni spazio fisico ed elettronico con dvd e raccolte di immagini ma, soprattutto, ci regalano il loro punto di vista su questo mondo straordinario. Vivendolo ogni volta attraverso occhi diversi nessun luogo è mai uguale a prima.
Takk.

Il salmone delle Isole Faroe

Ecco un viaggio molto interessante che 90° EST sta organizzando per un'azienda che commercia salmone di alta qualità: 5 giorni per scoprire le Isole Faroe e i migliori allevamenti di salmone d'Europa.
Perché questo viaggio? Il nostro cliente, attraverso un viaggio che comprende anche la visita del territorio, escursioni in barca e a piedi, vuole offrire ai suoi acquirenti la possibilità di constatare l'origine del suo salmone, il metodo di allevamento e i caratteri che lo contraddistinguono.
Il salmone delle Isole Faroe è particolarmente pregiato perché viene allevato direttamente nelle acque incontaminate dell'Atlantico Settentrionale, le stesse in cui nuotano i salmoni selvaggi nella loro migrazione verso nord, non troppo fredde, naturalmente ricchissime di nutrienti. Queste acque, percorse da correnti molto intense, permettono ai salmoni di muoversi quasi fossero in mare aperto, sviluppando carni compatte e molto povere di grasso. Gli allevatori faroesi seguono sistemi di allevamento a bassa densità che permettono di ridurre o evitare l'uso di antibiotici. Per questo i commercianti di pesce definiscono le Isole Faroe "la boutique del salmone".
L'arcipelago delle Isole Faroe è compostao da 18 isole maggiori, quasi tutte abitate, caratterizzate da scogliere altissime che definiscono un paesaggio "primordiale" di rara bellezza. I faroesi, 48 mila abitanti discendenti dei coloni vichinghi provenienti dalla Norvegia, parlano una lingua propria molto simile all'idioma vichingo di dodici secoli fa. Come hanno fatto a conservare questa lingua nei secoli? Ecco una delle ragioni più suggestive: cantando una nenia. Per più di mille anni, quasi ogni sera, le famiglie si raccoglievano in cerchio e cantavano, tenendosi per mano, seguendo un semplice ritmo ed una melodia di poche note. Il “testo” era rappresentato da una saga. La dispersione degli abitanti sulle 18 isole ha fatto sì che della vicenda cantata si formassero circa 70 mila versioni diverse contenenti tutte le parole della lingua originaria e tutte le esperienze di vita e le situazioni quotidiane, comprese quelle riportate dalla precedente esperienza Norvegese. Ad ogni matrimonio il campionario di testi della famiglia che accoglieva lo sposo o la sposa acquisiva o recuperava vocaboli e situazioni conservati nei testi cantati dalla famiglia del nuovo coniuge. Il processo, ripetuto ad ogni nuova unione, ha permesso la conservazione dei vocaboli e della capacità espressiva della lingua faroese fino ad oggi.
Le Isole Faroe appartengono al Regno di Danimarca, ma sono politicamente ed amministrativamente indipendenti tranne che per le questioni inerenti la corona danese, la politica estera e la difesa. Hanno un parlamento proprio e una moneta, la corona faroese, cambiata in rapporto fisso di 1:1 con la corona danese. Pesca, itticoltura e turismo sono voci importanti nel panorama economico delle Isole Faroe.
Qualche immagine dalle Isole Faroe